The Land of Many Perfumes

Voto dell'autore: 3/5
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TheLandofManyPerfumesPer spegnere un incendio che rischia di uccidere i propri compagni di viaggio, lo Scimmiotto vola in cielo, si abbassa i pantaloni ed inizia ad urinare provocando una pioggia dorata che salverà i malcapitati con tutti gli ovvi e disgustosi effetti prevedibili. E’ questa la sequenza surreale e grottesca che più lega The Land of Many Perfumes al dittico del duo Jeff Lau e Stephen Chow di Chinese Odyssey di trent’anni dopo, che riaggiornerà in maniera dissacrante l’epica del romanzo Viaggio in Occidente / Lo Scimmiotto. Quarto ed ultimo capitolo di una saga prodotta dagli Shaw Brothers e preceduto da The Monkey Goes West, Princess Iron Fan e The Cave of the Silken Web, questo The Land of Many Perfumes si apre con un’inedita e deliziosa sequenza animata durante i titoli di testa.

Questa volta i quattro “eroi” in viaggio verso l’India per recuperare dei testi buddhisti e riportarli in Cina finiscono in una reggia in cui da sempre le donne partoriscono solo donne mutando il posto in una sorta di città delle amazzoni. Le guerriere vogliono tenersi i quattro e combinare dei matrimoni, mentre al contempo un’altra setta di femminee demonesse si impone nella questione per il solito scopo di cibarsi delle carni del monaco onde ottenere l’immortalità. Segue la solita sequela di scambi di corpi e moltiplicazioni degli stessi, e numerosi numeri funambolici, mediamente riusciti anche nel corpo di un film tutto sommato esile.

Si chiude così una saga di importanza fondamentale seppur non sorretta da fondamenta di robusta coerenza e rigore, un prodotto esile e leggero, ma ormai imprescindibile in un contesto adeguato. Prova di forza della Shaw Brothers, tra sperimentazione di effetti quasi impensabili seppur in leggero ritardo sulla media qualitativa anche asiatica, si incarna come una fucina di attori e attrici, tecnici e registi alla prova su un materiale all’epoca abbastanza innovativo in loco.

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