The Last Duel

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 2 voti]

Dal sottobosco di noir, thriller, polizieschi e action post John Woo, emersi dopo la new wave, a cavallo di fine ’80 e inizi ’90, spunta anche questo solitamente ignorato The Last Duel. Anomala indifferenza, visto che il titolo in questione possiede alcune cartucce interessanti all’interno del proprio caricatore; inusuale, nel contesto di un cinema poco di scrittura e molto di senso come quello di Hong Kong, è la padronanza del ritmo e della capacità di farlo salire con competenza in maniera fluida, lenta e continua per tutto il film tenendo sotto controllo ogni elemento e arrivando con una perfetta consapevolezza al climax finale. Non si spara un colpo durante l’intera metrica e si lascia la dose ovvia di spettacolarità giusto per la risoluzione di chiusura rappresentata dall’atteso confronto definitivo tra i due rivali. Per il resto è un film dalla composizione perfettamente locale che lascia –ancora una volta- di stucco di fronte alla libertà nei continui salti umorali della narrazione; si passa dalla classica commedia becera alla cantonese, a sequenze drammatiche, commoventi o estremamente violente (una delle protagoniste viene stuprata con una pistola e poi abusata analmente).
La rozzezza (ma talvolta fasciata da buone soluzioni fotografiche) è quella che toglie parzialmente il fascino allettante dell’opera ad un pubblico di massa, specie occidentale, ma preso per quello che è, il titolo andrebbe reintrodotto degnamente all’interno di cataloghi, archivi e “classifiche” almeno per la sua capacità di coinvolgere e sorprendere.
Certo, la regia in sé di Tommy Faan Sau ming non fa gridare al miracolo ma è compensata dalla padronanza dei tempi filmici e del ritmo e le coreografie action si attestano sulla media (alta) del periodo.
Nel cast troviamo un Alex Man Chi Leung (Rouge) protagonista che gigioneggia oltre il livello di guardia, un letale e perfettamente in ruolo Karel Wong Chi yeung (Once Upon a Time in China), il grande caratterista Tommy Wong Kwong Leung, eterno cattivo del cinema di Hong Kong qui nei panni inediti di un poliziotto buono, e un’algida Rosamund Kwan Chi Lam. Tutto l’entourage dei comprimari è composto da altri nomi interessanti da un anonimo Dicky Cheung Wai kin, il “gonfio” Frankie Chin Chi Leung e una brava Joanna Chan Pui San.

Un venditore di fishball viene messo in prigione da un poliziotto corrotto per un omicidio che non ha commesso. Una volta uscito la sua strada si scontrerà di nuovo con quella del poliziotto che sta prendendo di mira le uniche persone vicine rimaste all’uomo. La violenza avanzerà spietata, esponenziale, lentamente fino ad un sanguinoso confronto finale.
La resa minore arriva da alcune svolte frettolose e di maniera relative all’impianto melò, difetti che si possono perdonare al film lasciandosi andare di fronte alla sua progressione narrativa feroce.

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