The Last Message

Voto dell'autore: 3/5
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The Last MessageFilm minore dei fratelli Hui delle origini (seconda regia di Michael) che questa volta scelgono come ambito e contesto di sviluppo l’ambiente ospedaliero. I film dei fratelli Hui, anche i meno rappresentativi e riusciti, come in questo caso, riescono a fare sentire lo spettatore a casa e in totale relax, di fronte ad attori e personaggi da cui si sente di non poter essere traditi. In questo caso Ricky Hui appare solo in una minuscola sequenza, mentre si dividono al 50% la scena gli altri due fratelli, Michael e Sam in un classico del “pak-dong movie”. Il vero genio dei tre è naturalmente Michael che ha dimostrato di riuscire a tenere la scena anche da solo (cosa che Sam non sempre è riuscito a fare, sia negli Aces Go Places che in Swordsman [tant’è che Tsui Hark nel secondo capitolo della serie lo sostituirà con Jet Li]). Sam è il bello, eccellente musicista e cantante, ottima spalla, non ai livelli di Ricky, terzo fratello e perfetta maschera tragica. Michael Hui in questo film “giovanile” è anche fisicamente gradevole, non ha ancora iniziato la sua opera di definizione e “abbruttimento” anche fisico oltre che morale, anche se già si intuiscono alcuni dei tic e gesti che lo caratterizzeranno nelle produzioni future. Sicuro è che la comicità è profondamente cinica e spietata e a farne le spese sono tutti i pazienti, i corpi e i cadaveri dell’ospedale, nessun limite viene accantonato pur di regalare una gag divertente quanto spietata. La comicità non è ancora né così geniale, né così continua come nei capolavori del trio ma si innesta improvvisa ed esplode a tradimento all’interno di un film tutto sommato quasi “serio” e più lineare del solito. Sam è un medico e Michael un infermiere di un grosso ospedale, particolarmente attivi nel reparto psichiatrico. Profondamente immorali e attratti dal denaro, non perdono occasione di sfruttare il materiale a loro disposizione pur di accantonare qualche dollaro di Hong Kong, lasciandosi anche andare alla pratica di rubare i denti d’oro dai cadaveri. Venuti a contatto con un paziente in possesso di alcuni frammenti di vasellame dell’epoca Ming cercheranno di impossessarsi dei segreti dell’uomo per arricchirsi e svoltare la propria vita. Intreccio complesso, conflitti, fraintendimenti e finale amarissimo. Se è vero che i film dei fratelli Hui sono il riflesso dei difetti e dei vizi della società hongkonghese, questo è uno dei film che in modo più cinico degli altri mette in scena tutto l’arrivismo e il desiderio di denaro facile e di una svolta sociale.
Molto belle e azzeccate le musiche di Sam Hui (…e Joseph Koo. In un numero musicale appaiono anche Sam e il suo gruppo i The Lotus) che nel 2004 verranno riprese e utilizzate nel revival cinematografico huiano di Wai Ka-fai, Fantasia. Un film minore ma importantissimo per capire le sfumature e comprendere e approfondire la cinematografia dei fratelli Hui.

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