The Last Tycoon

Voto dell'autore: 4/5
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TheLastTycoonWong Jing, Chow Yun-fat, Sammo Hung, Francis Ng, Andrew Lau; tutti personaggi che in un modo o nell’altro avevano visto oscurarsi il loro nome rispetto al passato. Vuoi per discontinuità qualitativa, vuoi per prolificità, vuoi per passaggi in altre mansioni. Questo film, inaspettatamente, li prende e li riporta ai fasti di un tempo. Wong Jing, supportato dalla Cina fa suo un alto budget e lo investe senza timori in un divieto IIB (cioè quasi CATIII), elevando un big timer in vecchio stile, epico e mastodontico, che evoca (sia per l’humus interno che per il periodo trattato) tanti classici degli ’80 e ’90 da To Be Number One a Shanghai Grand. Il regista mostra una disciplina quasi inedita, in un film molto scritto (anche se con le inevitabili sfilacciature) ed elegante, in cui il budget è investito prevalentemente nella ricostruzione in studio e al computer della Shanghai degli anni ’30. Wong avanza con controllo, regala poca azione e molto melodramma, lasciandosi andare ad un minor classicismo praticamente solo durante il bel bombardamento della città, diretto con un piglio più immaginifico e libero. Andrew Lau, il regista di Infernal Affairs ormai dato per spacciato passa alla produzione, Sammo Hung regala un altro ottimo personaggio in ascesa e caduta mentre Chow Yun-fat, seppur di maniera (in più di una sequenza sembra emergere direttamente dal suo The Killer) convince e arriva finanche a commuovere. Ultima nota per un ritrovato Francis Ng che con le perenni espressioni sopra le righe e un ruolo diretto con pacatezza e aplomb offre una creatura sfaccettata e di enigmatica carica maligna.

Chow interpreta Cheng Daqi, lievemente ispirato al realmente esistito boss delle triadi di Shanghai Du Yuesheng, dalla giovinezza, dai primi delitti, all’ascesa a boss, il tutto mentre il Giappone si accinge ad invadere la Cina con tutto quello che comporterà; gli equilibri iniziano ad incrinarsi tra perdite, tradimento e lutto.

Va sicuramente citata anche la performance del bravo Huang Xiao-Ming nei panni (con una vivace somiglianza) del giovane Chow Yun-fat e il “solito”, glaciale attore giapponese Kurata Yasuaki. Bentornati a tutti; guardando gli ultimi dieci anni di regie di Wong Jing questo è uno dei pochi titoli, tra tutti, da promuovere con convinzione oltre ad essere una buona prova di quel passaggio attuale di talenti e capitali da Hong Kong alla Cina (e viceversa).

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