The Legend is Alive

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The Legend is AliveLa leggenda che vive in The Legend is Alive è in un certo senso la leggenda di Bruce Lee, fusa con la leggenda di un Vietnam che – volenti o nolenti – non c’è più. Il film di Luu Huynh racconta la storia di un ragazzino orfano del padre, un ragazzino ritardato che viene tirato su nel profumo della campagna vietnamita dalla madre a pane, affetto e arti marziali. Il ragazzo, che di nome fa proprio Bruce Lee, viene anche convinto dalla madre che il Piccolo Drago, di cui la donna tiene una foto appesa a una parete di casa, sia il suo padre naturale.
Quando la madre di Lee, arrivato ormai a vent’anni, muore, il ragazzo intraprende un viaggio in compagnia dell’urna con le ceneri della donna, convinto che il più grande desiderio di questa fosse di essere sepolta in America, al fianco del Piccolo Drago. Nonostante la meta oltre il grande oceano, il viaggio vede un punto di svolta cruciale una volta arrivati nella grande città, a Saigon, dove Lee rimane coinvolto in un losco traffico di ragazze destinate al mercato del sesso, tra le quali ce n’è una cui il nostro eroe non sembra totalmente insensibile. Anche se non pienamente consapevole delle proprie scelte, il placido e sempliciotto protagonista, deve misurarsi con un gruppo di malavitosi tamarri e senza pietà per la sua ingenuità, forte solo della propria testardaggine e di quel che la madre gli ha insegnato delle arti marziali.

Luu Huynh, già regista del bello e malinconico The White Silk Dress, imposta la regia sui toni del melodramma e lo sviluppo del rapporto tra madre e figlio; si prefigge di muovere e commuovere e ci riesce grazie a una certa perizia e alle buonissime interpretazioni drammatiche dei due protagonisti. Il presupposto di partenza della storia, con la fusione tra affetti famigliari e arti marziali, storia e mito di una star del cinema e cronache di un paese ancora in ricostruzione come il Vietnam, è molto denso e interessante, e nel suo sviluppo non mancano nemmeno spunti politici forti, con Lee che soffre di un ritardo mentale che è dovuto all’esposizione della madre all’Agente Arancio, anche se è difficile negare che il ritmo un po’ dilatato del racconto e una narrazione un po’ altalenante mettono il freno a mano a un film che avrebbe potuto spiccare il volo, e invece rimane una parziale incompiuta.
Sotto il profilo delle arti marziali, perché alla fine The Legend is Alive è anche un film di arti marziali, Dustin Nguyen, un passato remoto nelle serie per teenagers americani e uno recente come cattivone “palle d’acciaio” in The Rebel di Charlie Nguyenlui, bravo anche a mimare la parte di un “Forrest Gump” con un bagaglio di pugni e calci senza troppo scivolare nel patetico (ma un po’ sì, ed era forse inevitabile). Il film, pur interessante, avrebbe potuto essere migliore.

 

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