The Log

Voto dell'autore: 4/5
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The LogThe Log è un intenso “classico” film di sbirri made in Hong Kong, quasi le prove generali del futuro One Nite in Mongkok. Si allontana dall’estetica di John Woo, e si prolunga nello scavare nei meandri caratteriali dei personaggi, sbirri disincantati oberati dal lavoro, dediti al lavoro, votati al lavoro in forma tale da far perdere loro ogni dedizione alla vita al di fuori dell’ufficio. Un Crazy N’ the City peninsulare e più disperato e crudo, un One Nite in Mongkok più rigoroso e ben scritto, ma al contempo meno ambizioso e areato, visto che il film si svolge per una buona parte all’interno degli uffici della stazione di polizia. Nonostante tutto, nonostante la visione aerea della storia, si respira spesso aria viziata e claustrofobia da kammerspiele.

Capodanno del 1997, Hong Kong è quasi in mano alla Cina e la routine del servizio è scossa da alcuni eventi che rischiano di sfuggire di mano: un poliziotto uccide involontariamente un’anziana sequestrata da un malvivente nel corso di una tesissima azione e viene arrestato di fronte all’incredulità generale. Un cadetto che compie lo stesso reato viene invece scagionato e celebrato come un eroe dai cittadini, sommergendosi però di sensi di colpa. Un anziano poliziotto invece sta per essere lasciato dalla propria moglie che pretende invano più attenzione e tempo che lui non è mai riuscito a darle. I tre destini si incrociano quando il terzo di loro prende in ostaggio, durante il capodanno, il nuovo uomo della donna.

Un film teso e disperato, sferzato da una colonna sonora invasiva ma al contempo allettante, gestito con mano robusta da Derek Chiu, regista più che discontinuo che con questo film dirige uno dei suoi migliori lavori. La sua regia è assai sapiente, gestisce gli spazi con una cura e movenze sensuali ed emozionanti, glissa con classe sulle coreografie lasciandosi andare ad un utilizzo entusiasta ed entusiasmante dello step framing. Funzionano abbastanza gli attori, con una particolare lode all’interpretazione intensa e sofferta di Kent Cheng, mentre Michael F. Wong con la sua parlata di due o tre lingue mescolate continua ad infastidire. Un ottimo lavoro di un regista che ha dimostrato di poter dare moltissimo senza però, aimè, riuscire sempre nell’arduo compito. Il film ha vinto numerosi premi alla 16sima edizione degli Hong Kong Film Awards, tra cui miglior regista e, meritata, miglior attore per Kent Cheng.

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