The Macabre Case of Prom Pi Ram

Voto dell'autore: 2/5
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The Macabre Case of Prom Pi RamThe Macabre Case of Prom Pi Ram è un film di passaggio, un prodotto che ha poi portato a lavori sicuramente più rigorosi e compiuti come il glaciale Zee-Oui. Nonostante la narrazione non sia tesa magari quanto dovrebbe e non si compiaccia di scenografie da cartolina il film si può considerare -fatti i debiti paragoni- come il Memories of Murder thailandese. Macabre Case non è folle come un film di Hong Kong, nè esteta come molti altri lavori simili coreani, né tantomeno estremo nella rappresentazione della violenza come altri film giapponesi. Però è assolutamente agghiacciante nella risoluzione finale e comunque pretesto per alcune riflessioni metacinematografiche.

Ambientato nel 1977, narra la prima esperienza lavorativa di un poliziotto nel villaggio di Prompilam, teatro di un tragico omicidio; di fianco ai binari di una ferrovia viene ritrovato il corpo senza vita di una ragazza, prima stuprata e poi strangolata. Il film narra delle indagini del poliziotto per scoprire il colpevole, introduce personaggi, agisce per flashback scoprendo lentamente le ultime ore di vita della ragazza e delle persone che le sono gravitate intorno. Su questa base abbastanza classica fa da controaltare il finale che mi trovo costretto a rivelare. Dopo estenuanti indagini, accuse, confessioni, sospetti e decine di persone indiziate si scopre che tutti sono colpevoli. Tutte le decine di persone introdotte nell’arco delle due ore del film sono colpevoli. Per uno strano quanto assurdo gioco del destino a forma di grafo ad albero la ragazza era stata stuprata praticamente dall’intero villaggio, incluso capovillaggio, il suo vice, il medico e il becchino.

Davanti alla incredulità dello spettatore, di fronte a questa lancinante rivelazione non può che venire in mente quel brutto film che era Seven Days in Coffin dove invece, specularmene, era la ragazza ad avere adescato e circuito l’intero villaggio. Il film racconta e mette in scena un passato (proprio come Memories of Murder), un passato che continua a riemergere critico in molti film locali. Il passato del proprio paese, la cultura locale, gli ambienti rurali contrapposti spesso a quelli cittadini, elementi caratterizzanti che regalano spesso i film più interessanti. Contemporaneamente riemerge una sessualità aggressiva e vistosa, che per una volta che non mette in scena travestitismo dai folli esiti cromatici, si interroga sulla violenza dell’atto: ad un certo punto del film un signorotto locale dice al capo della polizia che aveva arrestato due suoi protetti “e tu fai tutto questo per una ragazzina di strada morta?”. Purtroppo la messa in scena è spesso fredda e fin troppo distaccata dagli eventi col risultato di non riuscire a coivolgere lo spettatore quanto avrebbe potuto ed è effettivamente un peccato. Rischiando di più nelle sequenze di abuso il film ne avrebbe sicuramente giovato e questo fatto, finanche morboso, è assolutamente innegabile.
L’elemento più interessante del film resta quindi la pittoresca quanto critica rappresentazione del villaggio di Prompiram, ricettacolo di oscuri segreti quanto la provincia americana dei film maledetti degli anni ’70, Twin Peaks thailandese, tappezzata di campi di mais in cui cercare invano una via di fuga.

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