The Man Standing Next

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Politica, storia e cinema formano spesso un trio avvincente, soprattutto per coloro che amano veder trasposti sul grande schermo rievocazioni o momenti del passato. The Man Standing Next, film del 2020 diretto da Woo Min-ho (regista di Inside Men e The Drug King), oltre ad aver un cast di significativa importanza, ci da proprio la possibilità di rivivere in prima persona parte della storia politica sudcoreana, sebbene non tutto ciò che venga narrato nell’opera sia veritiero.

Siamo nel 1979, precisamente in quella che è chiamata la Quarta Repubblica, iniziata nel 1972 dopo che il presidente Park Chung-hee emanò la cosiddetta “Costituzione Yushin”, che di fatto gli conferiva pieni poteri e lo rendeva presidente a vita. All’interno di questa realtà trovano posto i protagonisti, interpretati tutti da attori famosi ed ispirati a figure realmente esistite con cui pian piano entriamo in contatto. 

La trama è a tutti gli effetti quella di un thriller politico, che nonostante presenti un finale già scritto, riesce comunque ad immedesimare lo spettatore in quegli anni, anche grazie all’aiuto non secondario dei costumi, delle scenografie e degli sforzi dei truccatori di far assomigliare gli attori a coloro che stanno interpretando.

Lee Byung-hun ha il ruolo di Kim Gyu-pyeong, direttore della KCIA (l’agenzia di intelligence del paese) ispirato a Kim Jae-gyu. Kwak Do-won invece è Park Yong-gak, ex direttore della suddetta organizzazione il quale decide di spifferare tutto ciò che di sporco c’è all’interno del governo, come fece realmente Kim Hyong-uk, personalità a cui fa riferimento.

Il presidente, che nel film viene chiamato solo Park, ma che chiaramente si riferisce al precedentemente citato Park Chung-hee e che è interpretato da Lee Sung-min, non ci sta, e allora aiutato soprattutto dal suo nuovo e violento uomo di fiducia Kwak Sang-Cheon, parte recitata da Lee Hee-Joon e che si rifà a Cha Ji-cheol, cerca di organizzare un modo per disfarsi di tutti i problemi.

Il trambusto politico venutosi a creare, la competizione per essere l’uomo di fiducia dell’amato presidente e le proteste a favore della democrazia del popolo coreano rendono la situazione instabile. Assisteremo dunque a uccisioni premeditate, momenti in cui origliare diventa l’ultima scelta per sopravvivere, e infine al realmente avvenuto assassinio del presidente per mano di Kim Jae-gyu.

Lee Byung-hun dunque, si ritrova ad interpretare la parte di un uomo che ha dato tutto per la patria e per il leader, ma che gradualmente inizia a perdere potere e influenza. È chiaramente visibile come la frustrazione di questo personaggio cresca a dismisura. Inizialmente perché comincia ad essere ignorato a discapito del sua grande rivale Kwak Sang-Cheon, ma poi perché realizza che il governo non sta andando nella direzione giusta, soprattutto a causa delle repressioni violente contro i movimenti democratici.

Cosa che non traspare dall’opera, è il rapporto passato tra lui e il presidente. Kim Jae-gyu era uno degli uomini più fidati del leader. Amici di infanzia e nati nella stessa città, avevano anche frequentato l’accademia militare insieme. È doveroso dunque tenere presente l’importanza del gesto compiuto da quest’ultimo, che fu operato per scopi più grandi, ma che nella realtà gli costò la vita a causa della pena di morte. 

Altro personaggio da non sottovalutare è Jeon Du-Hyeok, interpretato da Seo Hyun-Woo e che si ispira a Chun Doo-hwan. Caratterizato dalla simbolica capigliatura e dal costante uso dell’uniforme militare, sebbene non abbia un gran ruolo, nella pellicola lo vediamo entrare nelle grazie dei potenti. Ebbene nella realtà avvenne proprio così, e subito dopo che il presidente Park morì, egli diresse un nuovo colpo di stato che lo rese presidente per circa sette anni, a partire dal 1980.

The Man Standing Next allora, è un’opera che ha come ambizione quella di ricordare un momento buio della storia del paese, e allo stesso tempo di mostrare come spesso la politica in Corea risulti essere solo superficialmente pulita, ma altamente sporca nell’animo. Assolutamente consigliato per chi è interessato al genere, il film in questione rievoca una storia imperdibile per chi è appassionato di politica e cinema coreano.

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