The Moss

Voto dell'autore: 4/5
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Cosa bolliva in pentola ad Hong Kong? Bolliva una zuppa al pepe di Sichuan, piccante e sordida, composta da spezie scadute prossima al marcescente. Una Hong Kong di ragazzini “fatti” e violenti stagliati su lame di grattacieli (Besieged City) e dopo pochi mesi, una Hong Kong scrostata, cupa, buia, viscida, umida, sporca, catatonica. E’ quella di The Moss, il muschio, vegetale attaccato ad una riva melmosa del fiume senza capacità di mutare. Una città defunta che ricorda il cinema che stava per esplodere prima della new wave di fine ’70, un territorio materico come in alcuni prodotti maledetti del periodo.
Un soggetto che è un copia/incolla –fatti i debiti paragoni- quello di Dog Bite Dog (con cui condivide anche la forza sovversiva e perturbante) un finale corale tipicamente Milkyway (il soggetto è infatti di Szeto Kam yuen) e interpreti bravi, in ruolo, convincenti, a tratti terrorizzanti.
E’ un bel film, è un noir violentissimo e perturbante, è una seconda regia di una nuova leva assolutamente da seguire con dovuta attenzione, che va ad aumentare la lista dei nuovi registi dell’ex colonia che stanno aggiungendo brace al fuoco del nuovo cinema locale.
C’è un poliziotto outsider e “sporco” che ama una prostituta. C’è una gang di cani sciolti indiani. Ci sono due fazioni triadose rivali e un traditore. C’è un killer mainlander violento e invincibile. C’è il lutto e la violenza. C’è una bambina immigrata che cerca la “vita”. E c’è il destino che porta inevitabilmente tutta questa fauna nell’arena dello scontro finale.
Inaspettato, finanche sconvolgente, sicuramente uno dei titoli di punta di Hong Kong dell’anno 2008.

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