The Unborn

Voto dell'autore: 3/5
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The MotherDi nuovo di fronte ad un horror Thailandese non possiamo che prendere atto della vivacità di questa industria soprattutto legata a questo genere. In una manciata di anni il cinema locale ha prodotto moltissimi film dell’orrore, equamente suddivisi poi in più sottofiloni, tra quelli maggiormente legati al folklore locale, quelli più derivativi che sfiorano il plagio di altri film noti, o quelli più personali e riusciti. Per evidenziare poi il successo del genere basti ricordare come nel 2004, il campione di incassi tra i film nazionali sia stato proprio un horror, il bel Shutter. Le premesse del film non sono delle migliori, infatti i titoli di testa mescolano un feto verdastro in stile The Eye 2 e fiumi di capelli neri galleggianti. Ma basta un istante per rendersi conto che questa storia che così tanto sembra essere debitrice proprio dal The Eye 2 dei fratelli Pang è uscita in sala in realtà ben un anno prima.

Porawee, barista e consumatrice/spacciatrice di droga (interpretata da Inthire Charoenpura, co-protagonista di Nang Nak)  viene malmenata da un suo “amico” per degli affari legati allo spaccio di stupefacenti. In ospedale scopre di essere incinta e inizierà ad essere perseguitata da uno spirito femminile. Dopo metà film inizierà a capire cosa in realtà vuole lo spettro e un terribile segreto che si cela dietro un apparente suicidio archiviato da due anni.

Tutta la prima parte è un continuo attentato alla salute della protagonista da parte dello spirito che si diverte a comparire e scomparire sempre nel peggiore dei modi. Dopodichè tra i due personaggi femminili inizierà un’alleanza e logica parte investigativa per placare la vendetta della defunta. Il film avanza narrativamente in modo impacciato e irregolare spesso citando in modo troppo sfacciato immaginari e metodi di tutto il new horror asiatico. In questo modo il film finisce per arenarsi su livelli medio-bassi, non fosse per alcune trovate originali o comunque rielaborate che risultano come una grossa ventata di aria fresca all’interno di un film fin troppo banale. Il prodotto alla fine è ben fatto, regala alcuni (pochi) balzi sulla sedia, alcune sequenze presentano elementi molto interessanti, ma la regia non sempre riesce a valorizzarli adeguatamente. L’elemento quindi più interessante del film è quello che più lo sprofonda nel folklore locale ossia la presenza di un “Kuman Thong” ossia di un feto strappato ad una donna morta (quindi un bambino fantasma) murato nelle pareti di una casa per portare salute e prosperità agli abitanti dell’edificio (elemento che ritroveremo successivamente in altri titoli del genere).

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