The Parasite Doctor Suzune: Evolution

Voto dell'autore: 2/5
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Decisamente migliore del suo predecessore questo secondo episodio della saga di Parasite Doctor Suzune.

Ritroviamo Suzune dove l’avevamo lasciata alla fine di Genesis, esausta dopo la prima schermaglia con la Keto Foundation e incredula dall’aver appreso di essere lei stessa ospita un parassita regina inoculatole da suo padre quando era bambina. Neanche il tempo di riprendersi dallo shock che Suzune e compagni vengono rapiti e portati in una struttura sotterranea dove Suzune, a fianco di Takaya (anche lui figlio di uno dei boss della Kito) dovrà cercare di fermare i folli piani del padre.

Se dal punto della messa in scena questo episodio non si discosta dal primo, ereditandone tutti i limiti e i difetti, dal punto di vista narrativo risulta più ricco. Anche se la trama procede tramite gli incontri (per lo più casuali) che Suzune e Takaya fanno mentre vagano per i sotterranei della base dei cattivi, il maggior numero di personaggi e di situazioni messe in scena rende il tutto più dinamico rispetto alle lungaggini del primo episodio. Si alza un poco anche l’asticella dell’erotismo, si azzarda qualche (modesto) eccesso splatter e si aggiunge un pizzico di surreale grazie all’introduzione del personaggio di Riina, sorella/clone di Suzune creata dal padre, che se ne va in giro per i sotterranei vestita da cameriera e vive in una stanza identica alla cameretta di Suzune di quando era piccola.
Salta subito all’occhio la complessità con cui è tratteggiata la protagonista. La Suzune di questo secondo episodio è in piena crisi d’identità: il parassita regina che porta in corpo condiziona i suoi istinti e desideri e le dà il potere di controllare i parassiti creati dal padre, a costo della morte cruenta dei loro ospiti umani, rendendo così la ragazza una pericolosissima arma vivente. La creatura ospite (che lei definisce “un’altra sé”) non solo controlla il presente di Suzune, ma ne ha già scritto il futuro, poiché nei folli progetti del padre dall’unione di Suzune e Takaya (del quale la ragazza si è innamorata) dovrà nascere una nuova razza umana. Una lotta per la propria identità, che vede contrapposti istinti biologici e sentimenti, ciò che siamo a livello genetico e ciò che crediamo di essere, che si concretizza nel pirotecnico scontro finale tra Suzune e Riina, figlia ideale pronta a seguire la strada che il padre ha preparato per lei.
Forse si tratta di sottotesti più “accidentali” che voluti, ma veramente forti e coraggiosi, specie per un film del genere. Purtroppo il tutto viene annacquato dalla messa in scena piatta e sciatta e mortificato da una risoluzione sbrigativa e scontata. Il che è un peccato, poiché nelle mani di un regista più capace e audace una storia del genere avrebbe potuto dar vita ad un’opera molto più interessante.

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