The Private Eyes

Voto dell'autore: 5/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,83/5: 6 voti]

The Private EyesQuando comunemente si parla di cinema di Hong Kong si tende a snobbare la commedia, una delle anime di questa cinematografia o a ridurla in toto al bravissimo Stephen Chiau, magari dimenticando sia le commediole della storica Cinema City, che i continui esperimenti di Wong Jing, che, soprattutto, i capolavori indiscussi del maestro Michael Hui e dei suoi fratelli.
Questo film è uno dei suoi capolavori, uno dei picchi più alti della sua carriera, un’opera imprescindibile insieme ad un altro pugno di film (come Security Unlimited o/e Chicken & Duck Talk e/o The Contract).
Inutile raccontare la trama e non per il fatto che come accade fin troppo spesso essa non esista ma visto che l’interesse è ben altrove.

Seguire le avventure di una antipatico, burbero ed avaro investigatore privato è solo un mezzo per godere di battute che percorrono tutta la gamma di possibilità della comicità, da gag schiette schiette, elementari ed immediate, fino a battute geniali ed abilmente costruite che vengono erette con una costruzione magistrale pian piano fino all’esplosione (spesso di nonsense) finale.

Il metodo di molte di queste gag è simile a quello di Benigni fatto di reiterazione con scarto finale, mentre la struttura della storia è simile in quasi tutti i suoi film. Michael Hui è l’uomo cinema supportato dai suoi fratelli, il belloccio Sam e il goffo, ma furbo, Ricky. Ma Michael non è il comico mito, bello e conquistatore, nemmeno brutto ma simpatico, è brutto e stronzo. La comicità è cattivissima, lui è un anticomico che conquista lo spettatore facendosi odiare. La sua vittoria giunge sempre sul finale quando mostra che le persone sui cui lo spettatore si sono identificate sono anche peggiori di lui, mentre Michael contiene un segreto morale che lo riabilita, da mostrare solo alla fine. Non vi è però uno scarto etico, nel finale la sua bastardaggine di solito si amplifica ancora, ma lo spettatore la accetta come giusta, visto che Michael ne esce come stronzo giustissimo in mezzo ad un popolo di giusti stronzissimi. Si diceva che nei film di Michael Hui, la macchina si ferma in funzione dell’attore, esterna registra la performance. Parzialmente vero. Non ci troviamo come in un kung-fu movie di Liu Chia-liang dove la macchina spesso registra dall’esterno la performance marziale, bensì più in un film di Jackie Chan, dove essa è sempre piazzata al posto giusto per la perfetta riuscita dei tempi e dello svolgimento della gag. La macchina da presa viene posta nell’unico punto possibile per la giusta ripresa della battuta e si muove solo in funzione di essa, con discrezione e motivazione.
Un capolavoro stracitato con amore incondizionato nell’amarcord di Wai Ka-fai Fantasia, un film fondamentale per amare la commedia made in HK. Ottima  la colonna sonora “proletaria” ad opera dello stesso Sam Hui:

“We’re all poor employees, getting ulcers running around for a buck. The money we make won’t even last a month. What a rough deal! Nothing ever happens, we just slave till we drop. Nothing ever changes, things just keep going wrong. If things don’t change, we’ll go rob a bank. We’ve worked so hard we want a just reward. With things so hard we can’t hope for a fair go”.

Inoltre il film contiene alcune gag (quella del pollo, della cucina, del cinema), che rimarranno per sempre incise nella storia della commedia mondiale. Assolutamente da vedere.

 

Locandine:

CONDIVIDI: