The Raid

Voto dell'autore: 3/5
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The RaidIl gallese Gareth Evans ritorna dopo il bel Merantau all’arte marziale indonesiana, il pencak silat. Lo fa con uno dei film più chiacchierati della stagione, quel The Raid che fin dalle prime immagini aveva alzato l’asticella hype degli appassionati di azione sopra livelli accettabili. The Raid è a tutti gli effetti una bomba scaraventata in piena faccia allo spettatore. Si prende quindici, venti minuti all’inizio per caricare la tensione, introdurre la manciata di personaggi che ci troveremo a seguire e l’esile pretesto narrativo. E poi scoppia di scontri corpo a corpo a non finire, interminabili sequenze di combattimenti violenti, furiosi, disperati lungo i corridoi e le stanze di cui è fatto l’anonimo palazzo che ospita tutta la vicenda. Evans continua la sua collaborazione con Iko Uwais dopo Merantau e lo getta nella mischia, lasciandogli la gestione delle coreografie e protagonismo quasi assoluto in tutte le scene di lotta cui assisteremo. Si tira pochissimo il fiato. Iko Uwais è un portento, prende per il bavero e tiene lì nella mischia, a schivare pugni, calci, proiettili, gomiti, coltelli. I corpi volano contro pareti e mobilio, si spezzano con facilità impressionante. Durissimi gli impatti, il team di stuntmen non avrà avuto vita facile. La sensazione generale è che tutti si abbandonino ai propri istinti animaleschi, con quelle grida lancinanti con le quali attaccano l’avversario fino allo sfinimento. Non c’è una sequenza che spicchi sopra il resto. L’atteso confronto finale non è superiore a quelli che lo hanno preceduto, ad esempio. Da un lato, un bell’equilibrio di fondo nelle coreografie e nella regia di Evans, molto abile negli spazi ristretti a non perdere di vista i movimenti. Dall’altro un appiattimento nella soglia di tensione, a fronte di scontri che si somigliano troppo fra di loro. Da questo punto di vista, i thailandesi Opapatika e Fireball di Thanakorn Pongsuwan si comportavano meglio.
La trama non ha bisogno di accenni, funge giusto da grilletto per scatenare il pandemonio. Evans tuttavia poteva osare ancora di più e spogliare i personaggi dello scialbo sfondo con cui li tiene uniti. In fondo, tutti nel film non sono che carne da macello e poco importa che Rama (Iko Uwais) sia sposato e la moglie sia a due mesi dal parto del loro primogenito. Si scorda in fretta, nonostante un altro siparietto familiare venga buttato in mezzo per irrobustire il tessuto narrativo. Lo stesso dicasi per gli altri sfilacciati micro-sviluppi. Allentano la tensione perché non portano niente di nuovo nell’ordinaria amministrazione polizia-delinquenti, per cui con un po’ più di coraggio Evans poteva partire direttamente con i poliziotti pronti al raid, calibrando meglio il tasso di azione e il crescendo di tensione.
Detto questo, The Raid è uno degli action dell’anno. Brutale come pochi altri film dello stesso genere, soddisfa le aspettative garantendo la dose di adrenalina promessa. Poteva essere qualcosa di più, ma anche così rimane un’esperienza al cardiopalma.

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