The Red Silk Gambler

Voto dell'autore: 4/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [2,80/5: 5 voti]

The Red Silk Gambler non rappresenta solo uno dei picchi della carriera di Ishii Teruo, ma anche il perfezionamento, probabilmente lo zenit, del modo di concepire cinema attorno a protagoniste femminili di quel periodo a cavallo tra i ’60 e i ’70. Con meraviglia, forse un po’ sessista, viene concepito qui ad occidente come una cosa anomala, tanto da inventarsi etichette mai esistite in patria come il pinky violence, quando in realtà tutte le cinematografie mondiali, in vari periodi della loro storia, sono spesso andate a rintanarsi attorno allo stardom soprattutto femminile per avere un pratico riscontro al botteghino. Sono proprio questi gli anni in cui la Toei profonde denari nella produzione continua di varie saghe come Girl Boss Blues e Terrifying High School Girls e la presenza di ben tre donne protagoniste e almeno altrettante comprimarie la dice gran lunga sui meccanismi di produzione del colosso giapponese.

Nonostante ciò The Red Silk Gambler è oggetto un po’ esterno a questa corrente, visto che si tratta di un’opera del maestro indiscusso del cult movie, che all’epoca aveva appena chiuso il ciclo dell’eroguro sviluppatosi appena qualche anno prima con film come I Piaceri della Tortura, L’Orrore degli Uomini Deformi e Inferno of Torture. Anche qui si trovano infatti scorie di quelle pellicole come diverse scene di tortura perpetrate dal solito Koike Asao, ma soprattutto quella visione nichilista di un mondo violento che Ishii convogliava in ogni storia. Indipendentemente dal periodo di ambientazione il cuore nero della vicenda è sempre quello con donne soggiogate ad un mondo che non le accetta. Non cambia molto anche in questo caso in cui il film è costruito attorno a loro.

Per la cronaca la pellicola fu commissionata dalla Toei a Ishii come ammesso dallo stesso nell’intervista rilasciata a Chris D. nello storico testo Outlaw Masters of Japanese Film. L’obiettivo era quello di lanciare nuovi personaggi di giocatrici d’azzardo, sottogenere molto proficuo all’epoca, visto che la casa produttrice si trovava all’improvviso orfana di Fuji Junko, protagonista della saga Red Peony Gambler ritiratasi proprio nel ’72. Gli stessi Sex and Fury di Suzuki Norifumi e Female Yakuza Tale dello stesso Ishii, entrambi con protagonista Ike Reiko facevano parte del lotto e questo anche dal titolo è chiaramente debitore morale della saga più famosa. E non è  nemmeno un caso che la stessa Ike sia anche una delle protagoniste di questo film. Non è certo lei ad avere la maggior parte del tempo su schermo, sebbene sia nel bel trailer in cui figura una scena inedita in cui si presenta in compagnia di Fujii Hiroko e Nakamura Eiko come coprotagonista, bensì quest’ultima. Attorno a queste tre attrici, ma anche all’ospite d’eccezione Sugawara Bunta, ruota il complicatissimo intreccio di questo film orchestrato dal veterano sceneggiatore Takada Koji. Triste sapere che Nakamura Eiko morì suicida all’alba dei suoi fragilissimi ventiquattro anni che aveva appena compiuto da una settimana, contro i piani della Toei che aspirava a farne la nuova star dei film sul gioco d’azzardo. Il buon Ishii almeno la consegnò alla storia con questo bel ruolo di tragica protagonista tra lutti e dolore in uno dei suoi migliori film del periodo, sospeso come al solito tra psichedelia e colpi bassi, ma decisamente più sobrio e misurato. Se davvero si divertisse a mettere in scena i suoi film senza pensare troppo al valore artistico come più volte dichiarato dallo stesso, è tutto da definire, ma certamente ci lascia un patrimonio prezioso tra alti e bassi da vedere e rivedere fino a mandarlo a memoria.

CONDIVIDI: