The Restless

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The RestlessQualcosa ci dice che The Restless sia nato null’altro per cercare di bissare il successo di Musa, tentando di muovere la produzione in una direzione già intrapresa e vincente, un atteggiamento che pare ripetersi sempre più spesso nell’industria sud koreana. Non a caso, oltre i produttori, una grossa parte della crew del film è la medesima di quella di Kim Sung Su e lo stesso Cho Dong-oh fu a suo tempo suo aiuto regista. Non c’è certo motivo di biasimarli visto che espedienti di questo genere sono prassi per le cinematografie in espansione, ma questa volta il risultato non è stato di quelli sperati. A dirla tutta, The Restless si può considerare un fallimento da tutti i punti di vista (al botteghino non ha certo brillato) ed è un peccato perchè a quanto sembra voleva essere un biglietto da vista per il potenziale produttivo sud coreano. Infatti, è probabilmente il lavoro con maggior uso di effetti speciali digitali mai girato in Sud Corea con mezzi interamente propri e c’è da dire che da questo aspetto è stato fatto un lavoro per nulla deludente. Quello che invece latita completamente in questo wuxia sovrannaturale di derivazione totalmente honkonghese, è la materia su cui si basa il film. Non bastano certo gli innumerevoli e mirabolanti combattimenti che a dirla tutta, ormai hanno saturato un po’ tutto il panorama asiatico esportabile, a salvare The Restless da una noiosa e ripetitiva aneddotica.

Il film è una storia ultraterrena ambientata in una sorta di limbo (anche se non è il termine esatto) in cui le anime attendono di realizzare la propria morte e venire trasferite in paradiso. Il guerriero Yi-Gwak riesce a trovare questa zona alla ricerca dell’amata So-hwa, morta al posto suo in un agguato. Qui Yi-Gwak si troverà al centro di una strenue battaglia tra le forze del bene e del male.

Da questo breve assunto si diramano esclusivamente stereotipi del genere (probabilmente) volutamente per accontentare un po’ tutti i palati. Purtroppo neanche il pubblico è così sprovveduto da non notare la vacuità della trama e non basta un cospicuo dispiegamento di mezzi per bilanciare le carenze di scrittura. Una lezione per la quale pagherà probabilmente chi aveva meno colpe, il regista Cho.

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