The Sad Story of Saigon

Voto dell'autore: 2/5
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Sad Story of Saigon è un action taiwanese vagamente “noto” solo per la storia che ci gira intorno, oltre ad essere l’ennesimo titolo (action o meno) locale ad avere una visibilità quasi proibitiva.
Esce nei cinema taiwanesi ma non va molto bene; motivatamente visto che contiene anche poca azione e ha dei nomi dietro medio-bassi. Nel momento quindi di portarlo ad Hong Kong si opta per togliere parti del film (anche alcune delle poche sequenze d’azione meglio riuscite) e di farcirlo di numerosi ed estenuanti inserti di sesso, di alterno interesse e con giusto uno ai limiti dell’esplicito (altrimenti sulla media del periodo). Il film così prodotto sarà il più noto cat III Rape in Public Sea. Come al solito quindi grande confusione tra versioni diverse vhs, laser disc, DVD (?), ognuna con montaggi diversi.

Un gruppo di vietnamiti ha avuto in patria la vita distrutta da un gangster hongkonghese. Una volta ad Hong Kong, uniti a poliziotti internazionali, cercheranno di vendicarsi e abbattere tutta la gang rivale.

Detta così non si allontana da tanto ottimo cinema locale ma la regia di Sek Bing-Chan e Cheng Kei-Ying è pessima e grossolana, le coreografie brutali ma rare e poco inventive e la presenza del grande attore Lam Ching-Ying è ridotta al minimo sindacale. A tratti quasi che si arriva ad invocare l’altra versione per ovviare al nulla che avanza freddo e con svolte automatiche che non riescono ad evocare empatia o complicità nello spettatore. La fotografia -a differenza di tanti categoria III del periodo- non spicca per qualità e gli unici momenti degni di nota sono il confronto finale e uno scontro di arti marziali in un garage sotterraneo dato in mano a Jeff Falcon e Sophia M. Crawford (sequenza rimossa dalla versione successiva). Unico elemento “inedito” è il fatto di avere un villain di Hong Kong.
Quindi tutto, dall’azione al sesso, sparatorie e arti marziali sono sotto la media e il film va preso in esame solo per interesse da catalogazione e per la mitologia che lo “circonda”.
Prescindibilissimo.

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