The Snake Queen

Voto dell'autore: 4/5
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Che film sospeso, aritmico, vagante, quasi galleggiante. Ci troviamo di fronte ad un classico del fantastico indonesiano, ovvero il primo capitolo della saga della regina serpente (Nyi blorong).
Un lavoro frammentario che si evolve cambiando continuamente registro e alternando momenti che vanno ad appigliarsi al tessuto narrativo; fantastico, horror, esplosioni di surreale e poi gore, mirabolanti incidenti automobilistici, sequenze ricalcate da L’Esorcista, melodramma sentimentale (la sceneggiatura è di Darto Juned, autore degli script di The Warrior e Revenge of the Ninja).
Alla regia Sisworo Gautama Putra, re dell’horror locale e autore di titoli del calibro di Santet e Perjanjian Dimalam Keramat.
Ma non basta, il film è saturo di nomi “importanti” del genere e dell’industria cinematografica locale, dalla obbligatoria reginetta del terrore Suzzanna (The Queen of Black Magic, Santet), fino ad attori noti come Barry Prima (The Warrior) e di eccezione come Ratno Timoer (il regista di The Devil’s Sword e di Blind Warrior).

Una regina produce una figlia facendola sbocciare da un uovo gigante; trattasi di una donna serpente (Suzzanna) che diviene la nuova regina serpe, vivente in una pittoresca caverna circondata da fanciulle danzanti. Gli umani si rivolgono a lei per ottenere benefici nella vita, lei esaudisce i desideri in cambio del sacrifico di esseri umani vicini al debitore o accontentandosi anche di prestazioni sessuali. Dopo avere preteso la vita della moglie di un uomo/amante esige anche quella della figlia. Alle resistenze dell’uomo lei decide di accettare anche un altro essere a lui vicino. Così l’uomo organizza il matrimonio della figlia per poi sacrificare l’eventuale sposo. Ma la regina serpente si accoppia con il ragazzo inaugurando un anomalo triangolo amoroso. Una strega locale può essere una soluzione alla sete di sangue della donna ma una volta sconfitta c’è spazio per la tragedia. O forse no. Comunque vada, lo sapremo nei successivi capitoli della saga.

A sorprendere, oltre  ai timidi nudi arditi, sono le zone gore e alcune esplosioni di visionarietà; la regina serpente che si muove su una carrozza volante dorata, l’epifania della stessa con la parte del corpo inferiore dalla forma serpentina di incredibile efficacia, un incontro tra due uomini e un terzo con la testa in fiamme capace di staccarla e lanciarla in giro, il già citato e inaspettato schianto di un automobile contro un negozio di liquori, fino allo scontro finale tra streghe, decisamente ispirato. Su tutto l’efficace, seppur scarsamente originale, sessione di esorcismo. Va anche osservato come in una scena ci sia un balletto di una creatura le cui parti del corpo si staccano e si muovono indipendentemente come nel successivo film del regista, Perjanjian Dimalam Keramat (e come –di nuovo- in Evil Dead 2 di Raimi)
Un film barcollante, sicuramente, e poco compiuto, ma così tipicamente indonesiano, pietra miliare comunque del genere, un classico imprescindibile dal ritmo unico.

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