The Swimmers

Voto dell'autore: 4/5
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Seguiamo il regista Sopon Sukdapisit da sempre, da quando era solo sceneggiatore per classici dell’horror locale (Shutter e Alone) fino al suo passaggio alla regia. Coming Soon era una scombussolata macchina da paura che funzionava nel campo del genere, meno in quello cinematografico. Laddaland era un passo in avanti ma peccava di scarsa originalità. Con questo The Swimmers trova finalmente un giusto equilibrio firmando la suo opera più riuscita, che ha si qualche debolezza nella sceneggiatura ma che è più efficace e intenso delle precedenti prove. Prendiamo per buono il fatto che in Thailandia si entri e si esca con tranquillità dalle case altrui e in scuole e piscine chiuse, il regista dirige un intenso dramma giovanile mascherato da horror. E per far passare il messaggio sulle tensioni dei ragazzi nella contemporaneità, un po’ come hanno tentato anche nella serie TV Hormones, prodotta sempre dalla GTH e da cui arrivano i tre protagonisti del film, decide di spingere il pedale fino in fondo. Dopo un inizio traumatizzante e stupendo, il film si prende un venti minuti di introduzione mutando successivamente in un lungo ed estenuante macchinario di tensione e paura. E se è vero che abbondanti brividi arrivano dagli effetti sonori improvvisi e dalle apparizioni fantasmatiche è anche vero che a tendere di più le corde della tensione sono i segreti e il panico dietro ad un celato triangolo amoroso le cui vicende non devono essere scoperte dai vari protagonisti dello stesso.

Due amici per la pelle sono campioni di nuoto. Ma uno è innamorato della ragazza dell’altro e in breve riesce a conquistarla. La ragazza scopertasi incinta senza apparente motivo si suicida. Così l’uno cerca di capire cosa c’è dietro alla morte dell’altra e l’altro cerca di nascondere il tutto. Fino a che apparizioni della stessa cominceranno a perseguitare il suo amante che a metà film si scoprirà… incinto.

Detta così sembra una cazzata, d’accordo, ma da qui inizia la parte più truce del film che rivelerà anche momenti particolarmente eccessivi e sconvolgenti.
Un horror acquatico girato per molto del suo metraggio in una piscina, con una gestione della tensione particolarmente riuscita e qualche trucco di paura anche mediamente innovativo, lavora con competenza sul mondo dei giovani tra scoperta del sesso, smartphone, social network, usando l’horror come metafora, come tanto cinema asiatico degli anni passati o qualche caso isolato come The Babadook. Inaspettato e insperato, uno degli horror più interessanti del 2014.

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