The Tiger Blade

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The Tiger BladeIl cinema thailandese è sorprendentemente salito alla ribalta, specie negli ultimi cinque anni, grazie ad una miscela esplosiva di coraggio, follia e vitalità. Componenti che hanno reso possibile la realizzazione di un considerevole quantitativo di film curiosi e divertenti, forse non tutti memorabili, ma molti dei quali comunque meritevoli di entrare nelle grazie di quei pochi appassionati in cerca di un po’ d’aria fresca: film come Bangkok Loco e Buppha Rahtree ne sono il chiaro esempio, opere ibride ed eclettiche che mescolano generi ed influenze lontane per dar forma ad alcuni dei più buffi ma riusciti esempi di una cinematografia in continuo crescendo. Gran parte dei produttori e dei cineasti Thailandesi, però, sembra ormai essersene resa conto e l’ingenuità di questi primi anni di “boom” sta per cedere il passo al raggiungimento della consapevolezza: l’enfatizzazione di tali caratteristiche e la continua ricerca dell’eccesso sono diventate per molti le uniche vie da seguire per ottenere il successo e (soprattutto) la visibilità a livello internazionale. Roba come questo The Tiger Blade ne sono il diretto risultato…

La trama di questo action-movie, a metà tra il poliziesco e il fantastico, è tanto esile quanto banale: abbiamo un poliziotto buono, bello e simpatico, accompagnato da una collega altrettanto bella ma un po’ meno simpatica, entrambi facenti parte di un gruppo di agenti allegri e mattacchioni (perchè come la prassi insegna, del resto, i siparietti comici sono un’imprescindibile necessità). Dall’altro lato della barricata ci sono i cattivi, un gruppo di criminali capeggiati da un omaccione spietato e crudele. Nel mezzo ci sono un sacco di superpoteri speciali, di accessori ultrafuturistici e di armi mitologiche, tra le quali spicca la famosa “spada della tigre” della quale entra in possesso, all’inizio dell’avventura, l’indomito protagonista. Detto ciò la pochezza del film è facilmente intuibile: una sceneggiatura scritta con i piedi, ricca di buchi e del tutto priva del benchè minimo spunto interessante, condita da dialoghi ridotti all’osso e da un discutibile umorismo inserito quasi forzatamente in un contesto pseudo-serioso sono solo alcune delle pecche riscontrabili in questo Tiger Blade. L’amalgama che avrebbe potuto crearsi sarebbe potuto diventare interessante se le particolarità di ogni singolo genere non fossero state inserite nel film in maniera totalmente scriteriata, soprattutto per quel che riguarda gli elementi soprannaturali, innestati praticamente a caso in quell’oceano di vacuità che funge da struttura narrativa: la stessa “lama della tigre” – che tra l’altro da il nome al film – ha un ruolo del tutto marginale. Come se non bastasse, il tutto è malamente supportato da un impianto visivo eccessivamente influenzato da un’estetica da videogioco e da videoclip musicale (pratiche che se mal sfruttate possono risultare irritanti e fastidiose), con tanto di numerosi flashback e fermo immagine in bianco e nero a presentare i personaggi – come a strizzare l’occhio ad un pubblico occidentale affamato di stereotipi e cresciuto a pane e Matrix.

Se davvero vogliamo impegnarci per trovare qualcosa di buono in The Tiger Blade c’è da sottolineare che le numerose scene d’azione che si alternano ai momenti di stanca non sono poi così male. Gli effetti speciali ed i combattimenti sono discretamente coreografati e decisamente spettacolari, anche grazie al considerevole budget a disposizione: un paio di scene – in particolare quella che vede il protagonista affrontare un nemico immune ai proiettili ed un folle inseguimento in autostrada a bordo di un go-kart – meriterebbero davvero di essere ricordate, facendo maggiormente rimpiangere un tale spreco di risorse. Insomma, tuoni e botti non mancano, la cosa è certa. Ma è davvero questo che vogliamo trovare nel cinema thai? Un programmatico eccesso privo di idee degne di nota e senza un minimo di cuore? Film come Killer Tattoo, The Bodyguard o Goodman Town hanno chiaramente dimostrato che si può fare ben meglio pur senza prendersi troppo sul serio e soprattutto senza dover necessariamente puntare il tutto su un’estetica falsa e ruffiana. The Tiger Blade resta un pasticcio su tutti i fronti, un’ora e mezza di puro vuoto riversato su celluloide. Prendere o lasciare.

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