The Tower

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The TowerTerminata la visione di The Tower, l’unica spiegazione che ci si può dare in merito all’incredibile successo in patria è che in sala lo sfoggio di effetti speciali abbia nascosto a dovere la povertà generale. Kim Ji-Hun (Sector 7, May 18) rivela tutti i limiti della sua regia e della sceneggiatura di Kim Sang-Don nella prima mezz’ora. Quella che vorrebbe essere la presentazione dei protagonisti di The Tower e delle relazioni che si andranno a creare si protrae facendo leva su un umorismo sciocco e già visto innumerevoli volte. Piuttosto che affezionarsi ai personaggi, ci si limita ad osservare delle macchiette aspettando che succeda qualcosa di più interessante. L’opulenza prende presto il sopravvento oscurando qualsiasi sentimento. Davvero poco viene trasmesso del carattere dei singoli protagonisti. Sembra che alla macchina da presa importi di più mostrare sfarzo e moda che altro.
Si accoglie con un applauso lo schianto dell’elicottero contro il Tower Sky, l’edificio in cui tutta l’azione si svolge. Alla fine, è proprio il Tower Sky a rimanere impresso nella memoria, molto più del resto. L’incidente, se non altro, scatena la parte centrale del film, dove lo sfoggio di effetti speciali, la crescente adrenalina e le situazioni di pericolo che si succedono una dietro l’altra garantiscono una buona dose di tensione. I toni di The Tower cambiano bruscamente, con vittime in fiamme che volano dai piani alti del grattacielo, corse disperatamente claustrofobiche tra corridoi e ascensori traballanti e fiamme che divampano incontrollabili. Kim Ji-Hun qui è perfettamente a suo agio, l’azione è effettivamente entusiasmente e il senso di pericolo palpabile. La lotta per mettersi in salvo non guarda in faccia a nessuno.
I due anni di post-produzione vanno attribuiti a tutte le sequenze di azione, che globalmente offrono uno spettacolo di sicuro impatto visivo. Quello che però regge poco è il ritmo della progressione di eventi. Una volta compresa la minaccia, The Tower indugia più e più volte su grida, pianti e lamenti. Certo, da un lato possono funzionare a trasmettere il dramma che i personaggi stanno vivendo, ma dall’altro rallentano inesorabilmente la vicenda proprio nei momenti in cui il fiato deve rimanere sospeso. Quei minuti finali lasciano la stessa impressione: un inutile indugiare che cerca di far pesare una tragedia per la quale davvero non c’era bisogno di perdere altro tempo.
The Tower rappresenta una deriva del blockbuster che non può e non deve diventare abitudine. Il filone disaster non è sicuramente pieno di cinema enorme, compreso in fin dei conti quel The Towering Inferno cui Kim Ji-Hun si è ispirato. Con tutto il budget che c’era disposizione (si parla di oltre nove milioni di dollari) qualcosa poteva andare investito in una sceneggiatura meglio costruita, in modo da dare almeno un po’ più di spessore alla vicenda. Visti gli incassi in Corea del Sud, purtroppo c’è da aspettarsi altro sulla falsariga di The Tower da parte di Kim Ji-Hun.

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