The Trough

Voto dell'autore: 4/5
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Scrivevamo nella recensione del precedente film di Nick Cheung: “Se la crescita continuerà ad essere così continua, presto Nick Cheung potrà regalarci grande cinema anche come regista.” E così è stato.

Cheung, attore cresciuto esponenzialmente fino a diventare uno dei volti iconici del noir di Hong Kong, nel 2014  è passato alla regia con Hungry Ghost Ritual, un horror medio che lasciava intuire una discreta personalità e polso.

Con il successivo Keeper of Darkness sempre l’horror era pretesto per acuire il proprio immaginario fatto di digitale eccessivo stilizzato e grandi sequenze visionarie. Film imperfetto ma di nuovo che meravigliava a fronte di tanta personalità.

Con The Trough il regista cambia genere, stavolta un noir d’azione, ma spinge ancora avanti la propria impronta autoriale. Di nuovo, purtroppo, non un film perfetto e con una seconda parte troppo diluita. Ma la prima ora di film rappresenta il titolo più alieno del 2018.

Una furia balistica devastante e surreale incarnata da un iperattivo tornado di proiettili, esplosioni, violenza, in una sorta di noir felliniano deflagrato sotto acido e scagliato in un contesto visivo a metà tra Blade Runner e Heroic Trio perennemente desaturati e annegati nella pioggia.

Poco o nulla si riesce a capire di chi, cosa, dove, quando e perché.

Quello che emerge è un’aggressione ai sensi dello spettatore, catapultato in un profluvio di sparatorie eccessive, inseguimenti automobilistici, ambientazioni folli che a tratti ci hanno evocato il monumentale What Price Survival di Daniel Lee.

Più volte sembra uno di quei film rivoluzionari che uscivano a metà anni ’90 segnando un passaggio tra il passato e l’immediato futuro di Hong Kong di ritorno alla Cina.

Grandi attori, grandi ambizioni, budget dignitoso e grande spettacolo per un totale luna park deragliato che mostra un regista ancora in formazione ma che ormai è da attendere con impazienza viste le libertà stilistiche e l’impronta autoriale folle e liberissima che sottende il suo cinema.

In questo preciso istante e con questo film Nick Cheung diviene istantaneamente nome fondamentale dell’ex colonia, un creatore di universi totalmente inediti e liberi da ogni vincolo e influenza, quasi scrittura automatica, prodotto alieno squisitamente lisergico. Un action che girerebbe Gaspar Noè, con un estetica da cartoon network e la violenza di un film di Park Hoon-jung.

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