The Underground Banker

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Ed ecco un altro oggetto volante non identificato proveniente dal sottobosco hongkonghese del ventennio d’oro. Stavolta però è difficile argomentare su una tale accozzaglia di cose, un susseguirsi isterico di umori anche paralleli e contrapposti nelle stessa scena, organizzati da una regia grezzissima, una fotografia a tratti anche elegante e una sceneggiatura che probabilmente non esiste.

Anthony Wong interpreta un camionista scemo e impotente con moglie, figlio e sorella a carico. La sfortuna lo perseguita e vive un susseguirsi di sciagure: sua moglie incontra un suo ex legato alle triadi che le propone investimenti sbagliati portandola a prendere poi soldi in prestito da un usuraio, poi ad essere stuprata, poi a prostituirsi per venire poi ricattata con una videoregistrazione delle sue imprese. Il tutto, aizzata da un potentissimo e irresistibile afrodisiaco che regala qualche sequenza di sesso e un paio di nudi frontali. Nel mentre Wong fa amicizia con un monaco e un serial killer di prostitute redento appena uscito di prigione che con l’aiuto dell’agopuntura provoca all’uomo un ingigantimento del pene. Alla fine le triadi danno fuoco all’appartamento, con la donna che muore tra le fiamme, il figlio ridotto ad un biscotto parlante deforme e la sorella gettata da un’auto in corsa. Partirà alla vendetta aiutato dal serial killer così che gli ultimi 15 minuti regaleranno un po’ di azione, sangue, proiettili esplosi nelle zone intime, sesso e un organo genitale strappato via mentre dei “beep” vanno a coprire i vocaboli coloriti espletati da Wong.

Assolutamente incredibile; oltretutto, visto anche il finale che chiude il cerchio, sembra quasi un film di denuncia contro il racket dell’usura. Invece è un altro parto deforme che corre tra commedia, erotismo, gore, azione, melò e ogni altra cosa esistente, fatto CATIII e prodotto –ovviamente- da Wong Jing, probabile esordio alla regia del “medio” Bosco Lam. Un film davvero per pochi con un’interpretazione psicotica di Anthony Wong in stile Ebola Syndrome e un intenso e piacevole Lawrence Ng Kai-wah nei panni del serial killer armato di bisturi. Ingiudicabile, per palati piallati.

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