The Winner

Voto dell'autore: 3/5
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The WinnerIn The Winner si segue passo passo il duro allenamento del pugile da un lato e della ballerina dall’altro, per arrivare ai tredici minuti, omaggio a Scarpette Rosse (1948) di Powell e Pressburger, di prova solitaria della ragazza. La strenuità e il senso del sacrificio con cui i protagonisti si impegnano con tutti sé stessi per raggiungere il loro obiettivo, essere i migliori, sono un’altra caratteristica determinante di questo film e non sorprende se pensiamo al periodo in cui sono stati girati e prodotti, quello del Giappone che si stava riprendendo faticosamente dopo la guerra e paese in cui l’etica confuciana ha comunque lasciato una sua forte impronta. The Winner appare sicuramente strutturato e convincente e dimostra anche un notevole virtuosismo tecnico da parte di Inoue. Apice del film è però la straordinaria scena di boxe, del combattimento tra Ishihara e lo sfidante per il titolo, Inoue deve ridurre al minimo gli spostamenti di macchina, per contenere le spese dei cambi d’illuminazione, così gira oltre 200 inquadrature tutte dalla stessa angolazione, cambia esclusivamente i colori del ring, dal blu al rosso, in modo da dare l’illusione che ci sia uno spostamento.
Le scene d’azione e le scazzottate non mancano mai e si fondono con gli intermezzi musicali, presenti massicciamente anche nei film d’azione più propriamente detti della Nikkatsu. Qui l’elemento musicale ha maggior rilievo perché le canzoni cantate dal protagonista sono diventate delle vere hit dell’epoca, ma in fondo non sono la cifra predominante.
Dei film d’azione rimane il contesto, il sottobosco della malavita, i locali notturni e tutto il mondo che vi gravita attorno.
Anche strutturalmente ci sono delle costanti: la voce narrante iniziale che ci introduce l’ambiente e i personaggi, mentre scorrono le immagini delle insegne luminose dei quartieri dell’intrattenimento di Tokyo, e l’ascesa e il raggiungimento del successo dei protagonisti sintetizzati attraverso il ricorso ai titoli dei quotidiani.

Nel complesso potremmo definire The Guy Who Started a Storm una sorta di preparazione di The Winner, in cui le tematiche e le linee narrative si fanno più articolate e complesse. Entrambi i film sono notevoli soprattutto per l’abilità tecnica del regista nel mascherare la mancanza di mezzi e di tempo, che lo costringono a individuare escamotage e soluzioni brillanti e virtuosistiche.

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