The Witch: Part 1. The Subversion

Voto dell'autore: 3/5
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Park Hoon-jung, uno dei più rilevanti registi coreani, sembra ormai alternare all’interno della propria carriera noir decisamente interessanti e personali a film più popolari e per un grande pubblico.

Prima The Tiger: An Old Hunter’s Tale (2015) ed ora The Witch: Part 1. The Subversion.

C’è un problema a monte, però; Park Hoon-jung è assolutamente incapace di ammorbidirsi per venire incontro ad un pubblico di massa ed è altrettanto incapace di contenersi nella puntuale aspersione di ettolitri di sangue.

Non lo reputiamo assolutamente un difetto, ma difficilmente un film ad alto budget con attori di appurata fama come The Tiger: An Old Hunter’s Tale può essere proposto ad un pubblico più giovane di massa quando il più del film è composto dai corpi di centinaia di cacciatori letteralmente fatti a pezzi da una tigre gigante e con sangue che imbratta di rosso la neve che copre l’intero fianco di una montagna.

Stessa riflessione per  The Witch: Part 1. The Subversion; ironia, adolescenti, poteri esp e poi massacri e corpi ridotti in poltiglia.

Park Hoon-jung dimostra ad ogni film di essere uno dei più capaci sceneggiatori sulla piazza (suo lo script anche di I Saw the Devil di Kim Jee-woon).

Ma al contempo proprio la sceneggiatura è il problema maggiore del film. Non tanto nella struttura e sviluppi, in cui eccelle più di una volta, ma nel fattore dell’originalità, principalmente.

Purtroppo The Witch: Part 1. The Subversion propone una storia poco inventiva finanche abusata, e personaggi, specie nel comparto dei villain, macchiettistici, stereotipati e poco caratterizzati.

Ma Park dimostra senza sosta di conoscere benissimo il proprio mestiere e di giostrare con una competenza esemplare tutti i segreti e le possibilità di uno sviluppo narrativo articolato, riuscendo nonostante tutto, pur lavorando su temi classici, a giocare lo spettatore con l’abilità di un fuoriclasse.

Interessante anche le riflessioni che mette in campo nel confronto finale tra i buoni (o meglio, la buona) e i potentissimi cattivi; il regista non ci regala il banale scontro da cinecomics in cui l’equilibrio tra eroi, porta ad un estenuante conflitto, alla logorazione fisica e mentale e all’emergere a fatica di un vincitore. In The Witch nel momento in cui si disvela la potenza della nostra strega, qualunque personaggio si eclissa e viene annientato in una frazione di secondo dai suoi poteri illimitati senza che essa riceva nemmeno una minima lesione.

Il passaggio dalla timida adolescente alla spietata, cinica e sanguinaria combattente è dato in mano alla giovane e semi esordiente attrice Kim Da-mi che regala una performance di macroscopica intensità.

Un film quindi minore del regista, vittima di una storia parzialmente banale ma pregiato da una produzione e una competenza tecnica e narrativa di altissimo livello. Un film popolare riuscito, violentissimo, e di straordinario mestiere.

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