
Titolo originale : Wu Ji
aka : Wu Ji: The Promise, Wu Ji: La Légende des Cavaliers du Vent
Interpreti :Cecilia Cheung Pak Chi, Jang Dong Kun, Sanada Hiroyuki, Lau Yip, Nicholas Yse Ting Fung, Chen Hong, Cheng Qian, Guan Xiao Tong, Li Jing, Qian Bo, Shi Lei, Yu Xiao Wei
Coreografie : Stephen Tung Wei, Deon Lam Dik On
Sceneggiatura : Chen Kaige, Charcoal Tan
Fotografia : Peter Pau
Costumi : Ma sago Kimiya, Timothy Yip Kam Tim
Musiche : Klaus Badelt
Effetti digitali : Centro Digital Pictures
Produttore : Chen Kaige, Chen Hong
Data di uscita : 2005
128’
La passione per il cinema può essere totale, ci porta a chiuderci per ore in sale buie a consumare avidi, fotogrammi di celluloide, a sacrificare centinaia d’ore della nostra vita a divorare immagini, spesso gratificati anche da visioni non soddisfacenti. Ma quando quelle due ore si possono risparmiare, perché non farlo e perché non utilizzarle in altre attività più costruttive?
Quando la macchina Cina non funziona. Ma ancora siamo in rodaggio e si testano strade. Da una parte la censura si allenta, dall’altra colpisce ancora registi, mentre sotto sotto, quelli indipendenti riescono comunque a fare circolare ciò che vogliono tra i vari banchetti, spacciando un film per un altro, scambiando le custodie e vendendoli tramite tam tam di passaparola un po’ come per un rave occidentale. Su tutto questo si cerca anche di mostrare il prepotente progresso con film che glorificano l’imponente produzione locale. Ecco quindi che forte dell’esempio dei colossal wuxia di Zhang Yimou (i vari Hero & Co.) si prende un altro autore “locale”, Chen Kaige e lo si mette al timone di questa insostenibile carnevalata senza capo né coda. Tutto sbagliato, un polpettone morale continuamente prossimo al riso involontario, condito di continue corse pedonali alla Willie Coyote, coreografie aeree buffe, personaggi in bilico e risibili, evoluzioni goffe e stantie, moralità pesante e pedante, e un digitale totalmente fuori competizione. Faticosissimo arrivare alla fine, tra personaggi da carnevale di Venezia sgraziati, colori agghiaccianti che in confronto Exodus di Erik Matti è un capolavoro. Il cinema Cinese è in sviluppo, può, riesce, e dà molto, ma questa strada, pomposa e votata alla sola spettacolarità puerile è un vicolo cieco senza speranza. Difficilissimo giungere alla fine per uno dei colossal più fallimentari della storia. Così come erano i film precedenti dello stesso NON filone (La Foresta dei Pugnali Volanti in primis) e come lo sono stati quelli dopo (The Banquet). Da dimenticare. In fretta. E non servono ulteriori parole, fidatevi.
A cura di CZ:
|