Tiger On The Beat

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Tiger On The BeatTutti quelli che hanno iniziato ad appassionarsi al cinema di Hong Kong a metà degli anni Novanta ricorderanno le ormai storiche vhs inglesi della “Made in Hong Kong”. Di norma, prima del film principale venivano piazzati una mezza dozzina di trailer di film usciti per la stessa label, che solitamente erano sempre gli stessi: God of Gamblers, Saviour of the Soul, Moon Warriors, Heroic Trio, A Better Tomorrow e Tiger on the Beat.Per molti, questa manciata di film sono stati il primo contatto con il cinema dell’ex-colonia britannica e l’inizio di una storia d’amore che dura fino ad oggi … Ma bando alle ciance nostalgiche, arriviamo al sodo.
Tiger on the Beat è il primo (di solo tre) film non di arti marziali diretto da Liu Chia-liang e la dimostrazione che il regista se la cavava più che bene anche con altri generi.
Prima di arrivare al film vero e proprio, mi sia permessa ancora una breve divagazione.
Su molti siti di lingua inglese, leggendo le recensioni di Tiger on the Beat, non si può fare a meno di notare che si fa spesso riferimento ad Arma Letale (1987, Richard Donner), come fonte d’ispirazione. Ora, a parte il fatto che i “Buddy-movie” ad Hong Kong si erano visti anche prima del 1987 (ad esempio i vari Aces go Places), l’osservazione è semplicemente errata e mostra – come se ce ne fosse ancora bisogno – la limitata visione di molti recensori, che riconducono qualsiasi cosa al cinema americano (mostrando scarse conoscenze anche in questo). Se Tiger on the Beat ha un riferimento hollywoodiano, questo sarebbe Una Perfetta Coppia di Svitati (Peter Hyams, 1986), dal quale Liu ha prelevato di peso una intera scena. Difatti il film di Hyams è stato una fonte d’ispirazione non proprio secondaria per lo stesso Arma Letale, fin dalla coppia mista di sbirri, senza voler togliere nulla al classico di Donner e alla grandezza dello sceneggiatore Shane Black. Detto questo, l’azione di Tiger on the Beat (terzo incasso assoluto del 1988), considerando anche i budget delle presunte controparti statunitensi, è su un altro pianeta. Liu mette in scena una spassosa, a volte grottesca, commedia d’azione come si realizzavano a Hong Kong (improvvisi sussulti di violenza estrema, misoginia e una totale mancanza del politicamente corretto inclusa), e che non sempre riuscivano ad amalgamarsi, creando a volte degli strani ibridi difficilmente attribuibili ad un solo genere. La trama è un puro pretesto, che vede Chow Yun-Fat (qui alla sua unica collaborazione con Liu) e Conan Lee nella veste di due sbirri messi in coppia per risolvere un affare di droga. Difatti, ciò che tiene in piedi la pellicola sono il ritmo spedito, le coreografie e scene d’azione, che sono si nella media (comunque alta) del periodo, ma montate come solo ad Hong Kong, e di conseguenza ancora oggi del tutto efficaci. Tiger on the Beat si eleva però a piccolo classico quando arriva alla parte finale, letteralmente fuori controllo. Chow Yun-fat, che con l’aiuto di una pumpgun e una corda fa fuori una dozzina di gangster (scena poi copiata da Andrzej Bartkowjak per il suo Ferite Mortali, 2001) e soprattutto il fantastico finale tra Conan Lee e Gordon Liu, che si affrontano in duello con delle motoseghe, rimangono scene leggendarie. Insomma, distruzione allo stato puro e la garanzia assicurata che rimarrete a bocca aperta.
Per chi conosce Chow Yun-fat solo nella sua versione “heroic bloodshed” (da notare la scena in cui si presenta come Mark Gor, ossia il nome del suo personaggio in A Better Tomorrow, 1986) potrebbe esserci inoltre la sorpresa delle doti comiche del nostro che qui, tra l’altro, fa sfoggio di una serie di abbigliamenti da suicidio immediato. Se l’alchimia con Conan Lee sullo schermo funziona decisamente bene, i due – a quanto pare – in realtà non si sopportavano, fatto che portò Chow a non partecipare al seguito.
Conan Lee (Ninja in the Dragon’s Den, Eastern Condors) invece avrebbe poi lavorato con Liu anche nei suoi altri due film “contemporanei”: Aces go Places V – The Terracotta Hit (1989) e Tiger on the Beat 2 (1990). Da notare anche la breve apparizione del sempre grande Ti Lung (che le suona a Lee) ed un Gordon Liu veramente scatenato e cattivo quasi quanto in My Heart is that Eternal Rose (Patrick Tam, 1989). La regia di Liu non si nota particolarmente e si mette pienamente a disposizione dell’azione, questa sì – ancora una volta – memorabile e da lasciare senza fiato.
In conclusione, Tiger on the Beat è una piacevole commedia poliziesca, al limite del fumettistico (a volte si entra in pieno territorio slapstick), che farà la felicità di tutti gli appassionati.

 

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