Tigress of the King River

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Tigress of King RiverSiamo nel 1786, durante il regno di King Rama I. Nel bel mezzo di una battaglia, il soldato Klom viene ucciso mentre attraversa il fiume King in sella ad un elefante. Sua moglie, non vedendolo di ritorno al villaggio insieme al resto dell’armata, si dirige al fiume con l’intenzione di trovare il suo caro ma trova soltanto un gruppo di predoni che la violentano, la uccidono e la lasciano in pasto a una tigre. Un secolo dopo un gruppo di avventurieri a caccia di tigri ed elefanti si ritrova nella giungla circostante, a detta di voci abitata da un misterioso e leggendario “demone tigre”…

Curioso esperimento di fanta-adventure storico thailandese, Tigress of King River è senz’altro un prodotto importante che ha goduto di un discreto successo in patria ai tempi della sua uscita. Il demone di cui si narra le gesta è un personaggio complesso, profondo e patetico allo stesso tempo, una donna uccisa per amore costretta a cercare vendetta vagando nella foresta sottoforma di una grossa e feroce tigre, accompagnata dall’elefante del marito caduto in battaglia: fondamentalmente, ci troviamo davanti alla più classica delle storie d’amore, una sorta di melodramma basato sulle tradizioni della reincarnazione che affascina e coinvolge fin da subito. Il ritmo non manca e nonostante la ripetitiva ambientazione esotica – praticamente tutto il film è ambientato in una giungla – il film si mantiene su buoni livelli di coinvolgimento per tutta la sua durata. Purtroppo, Tigress of King River è anche una grande occasione sprecata, un film dal grande potenziale rovinato da un aspetto tecnico carente sotto ogni punto di vista: la regia è piatta e priva di idee e spesso affiora la sensazione di trovarsi davanti ad un mediocre prodotto televisivo, mentre tutte le scene che vedono coinvolta la tigre sono state realizzate in maniera del tutto dozzinale con dei fotomontaggi completamente inverosimili. A volte sembra quasi che l’animale sia stato estrapolato di peso da un qualsiasi documentario ed incollato sulla pellicola con risultati che minano non poco la credibilità di alcuni passaggi, ed anche le trasformazioni da donna a tigre e viceversa non godono di risultati migliori. Gli attori, inoltre, non aiutano di certo, essendo gran parte di essi del tutto inadeguati quando addirittura non all’altezza (su tutti l’avventuriero inglese, che dovrebbe porsi come novello Indiana Jones ottenendo però risultati che definire ridicoli sarebbe un complimento). Ed è un vero peccato, perchè con qualche mezzo in più non sarebbe stato difficile creare un’opera ben più riuscita e completa, grazie anche allo spessore non indifferente dell’intera vicenda.

Le sensazioni che si provano nel corso di ogni minuto di Tigress of King River sono quindi contrastanti: da un lato abbiamo una storia interessante, dal grande afflato melodrammatico e con una rielaborazione in chiave avventurosa della più classica fra le storie d’amore che trascendono la morte. Dall’altro, invece, c’è un film girato e realizzato nella più totale economia, quasi privo di alcuna cura, che riesce lo stesso a mantenere alto il ritmo della narrazione ma è costantemente tenuto a freno da una piattezza generale che potrebbe demoralizzare senza troppa fatica gli spettatori più esigenti. Chi riesce a passare sopra a tali difetti troverà senza dubbio dei validi motivi per apprezzare il film di Bhandit Rittakol, ma tutti gli altri ne ponderino attentamente la visione.

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