Time Adventure: 5 Seconds till Climax

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Time Adventure 5 Seconds till ClimaxChissà cosa avrà pensato Takita Yojiro quel giorno del 2009 in cui ha raggiunto il palco per essere premiato con l’Oscar al miglior film straniero all’annuale cerimonia del prestigioso premio nordamericano per il suo Departures. Probabile che nemmeno lo immaginasse accadere quando un ventennio prima era uno dei più promettenti registi di pink eiga in patria. Lui che proprio dal travolgente successo di un film americano probabilmente partì per sviluppare questo Time Adventure: Quel Ritorno al Futuro che per ironia della sorte non vinse che una misera statuetta al montaggio sonoro e nemmeno fu considerato nella lista dei migliori film per la cerimonia di quell’anno, nonostante vi gravitassero attorno nomi come Zemeckis e Spielberg.

Ma era il 1986. I viaggi nel tempo non erano certo esclusiva del cinema americano. Nel 1983, prima del film di Zemeckis quindi, c’era già stato il capolavoro The Little Girl who Conquered Time prodotto dal genio di Obayashi Nobuhiko e tratto dall’acclamato racconto del 1967 di Tsutsui Yasutaka, noto dalle nostre parti per l’adattamento anime dal titolo La Ragazza che Saltava nel Tempo. Proprio dagli anime arrivava la disinvolta e divertita fantascienza sui salti temporali della Tatsunoko che non solo aveva investito tanto nelle serie Time Bokan (Yattaman, I Predatori del Tempo), ma aveva ridefinito gli stilemi degli anime per gli anni ’80. Seppure questo decennio non abbia prodotto eclatanti risultati in campo cinematografico e, almeno a detta di molta critica, fu incapace di sostanziare capolavori nella stessa quantità delle decadi precedenti, certamente era corso da correnti elettrizzanti, da una creatività che trovava valvole di sfogo altrove. Il Giappone infatti credeva nelle sue potenzialità molto più che in precedenza. La bubble economy viveva la sua alba proprio nei giorni in cui questo film veniva messo in linea e nulla lasciava intravedere la sua tragica fine all’inizio della decade successiva.

Il vestiario stravagante dettato dalla moda di quegli anni, la musica con l’esplosione delle idol, il design ridefinito da uno stormo di mangaka, animatori e programmatori di videogiochi. Se ne sente il profondo respiro anche in questo piccolo pink eiga di Takita e forse anche in dose maggiore che nei film contemporanei di più alta levatura. Ad esempio uno dei fenomeni dirompenti era la matita di Toriyama Akira. Difficile non rivedere nella coppia messa sullo schermo da Takita i baffetti di Slump per lui, il cappello e le giacche di Arale per lei e nel maggiolone guidate una delle buffe auto che il grande autore amava e ama ancora disseminare nelle tavole dei suoi manga.

Sembra quindi di stare a vedere uno di quegli OAV del periodo messo in vivo con stilizzate e ironiche scenografie per rappresentare il futuro, che la protagonista Etsuko si trova a visitare qualche anno prima di Marty McFly. Nella finzione di Ritorno al Futuro II il protagonista sbarca nel 2015, Etsuko, che viene trasportata da un orgasmo andato in risonanza con le onde di una vicina radio, finisce invece nel 2001. Appena quindici anni dopo Kabukicho, il quartiere a luci rosse di Tokyo in cui si risveglia, è stato raso al suolo e Clint Eastwood è diventato il presidente degli Stati Uniti. Bande di delinquenti inseguono la povera ragazza che è arrivata nel futuro vestita di un solo lenzuolo e in compagnia del suo gattino Mikael1. Per nascondersi ai malviventi si rifugia nell’auto in panne del detective Okano. Ad interpretarlo è quella sagoma di Hotaro Yukijirô, viso riconoscibile tra mille e dipinto per i ruoli comici. Tokita se lo trascina dietro dai film della serie sui palpeggiatori in treno che aveva decretato la sua fama alla Shishi Pro anche in questo primo dei due singoli film realizzati per la Nikkatsu, che non era nuova in quegli anni di dismissione della line Roman Porno a piccole estemporanee di illustri registi ospiti. Qualche anno prima era stato il turno del grande Somai Shinji col bellissimo Love Hotel, adesso era quello di un giovane promettente come Tokita. A mancare purtroppo è la presenza di quell’altro bel volto, comico e grazioso allo stesso tempo, di Takemura Yuka solitamente messa a far coppia col bravissimo Hotaru. Fortunatamente la paffuta Tanaka Kozue non la fa affatto rimpiangere e Tokita si dimostra nuovamente capace di saper leggere le espressioni più ilari dei suoi attori. Il risultato è uno dei più divertenti e riusciti pinku della casa di produzione, che a dirla tutta aveva provato la carta della fantascienza con Lady Momoko’s Adventure di Ohara Koyu e guarda caso sempre con una storia in cui la protagonista si risveglia diversi anni nel futuro dopo essere stata ibernata. Alla storia però passa questo Time Adventure: 5 Seconds till Climax, la sua ilarità e disinvoltura che lo mette parecchi gradini su nella scala della commedia erotica. Forse il regista non ha pensato a questo film mentre andava a prendere il meritato Oscar per Departures, ma si può affermare con relativa certezza che si divertì di gran lunga di più a realizzare questa scanzonata sozzeria.

[1] Probabile un altro riferimento a un noto manga: What’s Michael di Makoto Kobayashi, con un gatto protagonista che viene richiamato anche dal tatuaggio di uno dei protagonisti. 

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