Tiyanaks

Voto dell'autore: 3/5
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Un gruppo di ragazzi durante una gita si perde e chiede ospitalità in un vecchio maniero per trascorrere la notte. La zona –purtroppo per loro- è infestata da alcuni tiyanak, creature demoniache assetate di sangue capaci di assumere la forma di bambini e di adescare gli adulti imitando il loro pianto.

Ennesimo horror filippino di una nuova e remunerativa sovrapproduzione locale il film mostra come aspetto più interessante proprio la messa in scena di una figura del folklore locale. Figura eterea in un certo senso e diversa nel suo aspetto immaginario a seconda di zone e leggende (un po’ come per gli aswang). Per il film sono state presi stimoli da più teorie in merito e riunite in un’unica creatura. Solitamente il tiyanak è lo spirito di un bambino la cui madre è defunta prima del parto. Nel film invece viene rivelato che si tratta di spiriti di bambini deceduti di morte violenta e prematura incarnati nelle demoniache creature; aspetto infantile, fuso ad elementi terrestri e vegetali (arbusti, corteccia) e capaci di volare in cielo come robusti pipistrelli. La loro unica debolezza sembra essere una repulsione ai simboli della religione cristiana come croci, rosari, cimiteri.

Le creature sono riprodotte nel film con una equa alternanza di effetti classici animatronici, make-ep reale e ricostruzioni in digitale. La resa finale è pop e riesce a “spaventare” giusto per i primi 5 minuti di film. Il resto è un robusto impegno produttivo, con una regia televisiva e una fotografia discontinua, un cast dignitoso (numerosi attori arrivano dal supereroistico Super Noypi, come Jennylyn Mercado e Mark Herras) ma una resa che purtroppo non riesce ad essere all’altezza della situazione perdendo efficacia e suggestione nel volere mostrare con troppa insistenza le creature riprodotte digitalmente. Certo, il film in un certo senso vuole proporsi al pubblico locale come un punto di arrivo dell’utilizzo delle nuove tecnologie nel cinema autoctono e tale slancio va senz’altro premiato anche perché talvolta gli effetti risultano anche convincenti (il regista è lo stesso del kolossal fantascientifico Resiklo). Ma è il film in sé che progredendo perde di interesse ed efficacia. Sul finale, quando le creature diventano ben tre, sembra più un Ghoulies o uno di quelle sottomarche del periodo post Gremlins che altro. E’ comunque l’ennesima dimostrazione della vitalità del cinema filippino e di come l’horror sia uno dei generi più prodotti e remunerativi in ogni industria cinematografica, Italia esclusa.

 

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