Tokyo Gore Police

Voto dell'autore: 2/5
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Tokyo Gore PoliceSarà il film definitivo sullo splatter più estremo. E’ questo che devono aver pensato i produttori della Nikkatsu (che ancora non avevano creato la cosiddetta divisione Sushi Typhoon) tentando di ripetere il successo di The Machine Girl quando hanno deciso di affidare il tutto alla regia del guru degli effetti speciali Nishimura Yoshihiro (che curò tra gli altri gli effetti di Suicide Club, Noriko’s Dinner Table, Strange Circus e The Machine Girl), coreografato dal Sakaguchi Tak  di Death Trance e Versus e affidare il ruolo da protagonista alla femme fatale di Audition Shiina Eihi.

In un prossimo futuro dove in Giappone la polizia è stata privatizzata e fa un pò quello che vuole ogni volta che si trova davanti a un criminale diventando giudice, giuria e carnefice, si trova da anni in lotta contro i cosiddetti “engineer”, feroci assassini sub-umani dai corpi mutilati e dalle armi tecno-organiche sempre più folli e micidiali. A indagare e a combattere questi engineer troviamo Ruka (Shiina Eihi)  figlia adottiva del capo della polizia privata, che la prese con sè dopo che suo padre fu brutalmente ucciso davanti ai suoi occhi.

La trama sulla carta poteva anche essere funzionale e aveva sicuramente dalla sua alcuni spunti interessanti che potevano essere sfruttati, peccato però che dopo cinque minuti capisci subito che la trama non è per nulla importante ed è solo il solito pretesto per tentare di ricreare le scene splatter più assurde e sanguinose di sempre. Non ci troviamo soltanto ad una violenza fumettistica con qualche spruzzata di sangue e qualche arto mozzato come i più disattenti potrebbero pensare ma qui l’emoglobina sgorga veramente dai corpi squartati a ettolitri, inondando come un fiume l’intero schermo e oltre. Anche il più semplice degli arti mozzati non creerà il solito zampillio ma genererà delle vere e proprie emorragie temporalesche cosa che placherà qualsiasi sete da splatter-gore anche al fan più esigente. E non finisce di certo qui visto che la mente del buon Nishimura ha partorito delle creature e dei meta-mostri davvero allucinanti e malati che potrebbero benissimo essere parenti dei Cenobiti di Hellraiser. Tanto sangue non sempre significa però tanto divertimento, e quindi dopo dieci minuti ti sembra già di aver visto tutto e speri soltanto che il film finisca in fretta o che almeno succeda qualcosa di veramente originale da risollevare la situazione, cosa che però non succederà praticamente mai per tutta la lunga (quasi due ore sono veramente troppe per un film del genere) e quindi estenuante visione. In questi contesti bisogna sapere cosa farci con tutta quella macelleria e Nishimura non sembra avere molto le idee chiare, così come nemmeno alla regia non sa prendere una strada e percorrerla ma si limita a provare un po tutti gli stili dei suoi colleghi più apprezzati, dall’ipercinetismo di Tsukamoto Shinya (Tetsuo) al videoclipparo Kitamura Ryuhei (Versus), allo stile grottesco e nero di Sono Sion (Suicide Club). Il risultato è una narrazione completamente  confusa con scene slegate tra loro, fotografata male e montata peggio.
Si è fatto e visto di molto peggio intendiamoci ma non siamo di certo davanti a un prodotto genuino dal gusto anarchico che caratterizzava molto certo v-cinema precedente, come poteva essere Meatball Machine, ma si inizia a percepire una certa programmaticità e uno studio dietro per fare cassa e vendere il più possibile soprattutto all’estero, che inizia a preoccupare.
Anche gli spot pubblicitari sparsi per tutto il film, girati da Iguchi Noboru (The Machine Girl) e Yamaguchi Yudai (Meatball Machine) sono assai divertenti ma non di certo così destabilizzanti come lo erano nello splendido Stacy: Attack of the Schoolgirl Zombies.
Il film in ogni caso è stato apprezzato evidentemente dal pubblico ricevendo il premio come miglior film al Fant-Asia Film Festival del 2008, e presentato con successo anche in Italia all’interno dell’11° Future Film Festival.

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