Tokyo Psycho

Voto dell'autore: 2/5
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Tokyo PsychoAltro film girato in digital betacam che fa duetto con Cursed, con il quale condivide numerosi elementi; stesso formato di ripresa, produttori esecutivi e autore delle storie da cui sono tratti i due film. Altro elemento in comune il fatto di avere come protagoniste due bellissime modelle o idol che stranamente se la cavano meglio di tante attrici con più esperienza sulle spalle (soprattutto in Tokyo Psycho). A parte queste osservazioni i due film non raggiungono gli stessi risultati. Cursed ne esce decisamente meglio grazie anche ad  un soggetto particolarmente ispirato e intrigante. Quello di Tokyo Psycho invece è banale, già stravisto e poco coinvolgente. Certo che alla fine il film è più uno psycho-thriller in forma di tragedia personale ed ha ben poco di horror. Non cerca quindi di spaventare, nonostante alcune sequenze, tra cui l’intro, in tema. Il film scava nei personaggi, si evolve lentamente e in modo silenzioso e poi si palesa (“esplode” sarebbe un termine eccessivo) nel finale che non sorprende più di tanto. Se è interessante l’approfondimento psicologico, il film si perde in trovate fuori tema che deragliano il film dalla linea principale e non vengono mai approfondite (tutte le varie manie del cattivo). A tutto ciò si sommano fortunatamente pochi effetti speciali in 3D davvero mal riusciti. La regia è forse il pregio maggiore del film, sempre intensa e sotto controllo, ma non poteva essere altrimenti vista la mano esperta del regista Ataru Oikawa, autore del primo capitolo della saga cinematografica Tomie (un caposaldo del new horror giapponese).

Una ragazza riceve dei ributtanti collage di foto e lettere avvolti da frammenti di corde di violino (con il quale il folle strangola le proprie vittime). L’uomo pretende che lei lo sposi. Trattasi di un vecchio compagno di scuola sempre solitario ed emarginato. Dopo avere abbattuto alcune amiche della ragazza sarà il confronto tra la coppia. Basato su una storia vera.

Non aspettatevi chissà cosa dal finale, non si avvicina minimamente alle vette di lirismo raggiunte da un gioiello come Audition (Takashi Miike); il tutto si riduce alla fine al folle che sputacchia dei vermi in faccia alla ragazza. Ma nonostante il finale non sia così coinvolgente ha comunque una certa attrattiva soprattutto nella surreale parte finale i cui i due, avvolti in un sacco a pelo, rotolano lungo il fianco di un colle e precipitano in mare al tramonto. Tutta la sequenza è disperata e, nonostante tutto, affascinante.

 

La idol protagonista Sachiko Kokubu

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