Tokyo Vampire Hotel

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 1 voti]

Quello di cui scriviamo non è la serie in sé bensì il film, realizzato accorpando parti della serie stessa, della lunghezza di 142 minuti, presentato ai vari Festival. Ma l’origine è appunto una serie tv di 9 episodi prodotta da Amazon, ideata e in parte diretta da Sion Sono (Tag, Antiporno, Suicide Club).

Difficile farne un’analisi “autoriale” contestualizzata fino in fondo all’interno del corpus della filmografia dell’autore visto che pare ne abbia diretti solo due episodi. Ma indicativamente lo stile e gli umori sono gli stessi di tutta la sua filmografia: una sequela continua e roboante di idee, il più delle volte caotiche, avvicendate e giustapposte grossolanamente e con uno stile spesso svogliato e poco rigoroso. Ma nei film in cui il regista evita di voler sembrare più colto e “artista” di quanto in realtà sia, questa formula funziona.

E’ nei film come questo in cui la butta in “caciara” e si lascia andare ad un flusso interminabile di follia e invenzioni senza un briciolo di senso, che l’empatia dello spettatore si fa più forte e il film riesce a diventare innegabilmente divertente. A tratti sembra quasi raggiungere i livelli sublimi di un Miike se solo ad accompagnare il furore narrativo ci fosse una potenza delle immagini propria del collega e una regia più sicura.

Va comunque detto che il film prende della serie quasi esclusivamente le sezioni particolarmente sopra le righe, gore e di azione, lasciando il minimo indispensabile di partitura narrativa per creare una sorta di timone della storia. E nonostante questa scelta, la parte finale riesce ad estendersi a dismisura come un elastico in virtù di una ripetitività quasi frastornante. Ma è anche un film la cui potenza maggiore è quella dell’accumulo e dell’eccesso e in questo Tokyo Vampire Hotel ne esce senz’altro vincitore rivelandosi probabilmente come la serie più splatter della storia.

E una cosa che non si può dire di Sion Sono è che non sappia dirigere le attrici; e anche qui regala a Kaho -così come a tutte le attrici di contorno- un’interpretazione indimenticabile persino nelle sequenze d’azione.

Gli spettatori, o una parte di essi, saranno sicuramente felici di trovare un Sion Sono più libero e spensierato del solito, una nuova opera di vampiri di provenienza giapponese (evento abbastanza inusuale anche se non unico), una serie splatter a livelli monumentali e un film delirante di impatto particolarmente affascinante.

 

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