Tomie: Re-birth

Voto dell'autore: 4/5
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Terzo episodio della serie (quarto se includiamo Another Face, raccolta di tre medi televisivi) dedicata alla creatura partorita dalla mente geniale dell’illustratore Junji Ito. Dopo i primi due lungometraggi anatomicamente organici e coerenti, in questo capitolo l’epopea subisce una radicale deviazione programmatica. Tomie, da creatura eterea e celata (fino al paradosso, nel primo capitolo la intravediamo, la avvertiamo ma solo alla fine prendiamo atto visivo della sua essenza fisica) diviene pura star popolare en plein air. Come? Ponendola praticamente sempre in scena e irrorando la storia di una iniezione di “stupidaggine all’americana”; è lo stesso metodo adottato per personaggi come Freddy Krueger o Jason, ovvero dopo i primi capitoli seri(osi) e di genere puro, l’introduzione di abbondanti dosi di ironia tendono a rendere il personaggio e il film più accessibile, popolare e allettante, un’icona pop. Così si è operato nei confronti della creatura per dichiarato desiderio del regista. Straordinariamente il tutto funziona alla meraviglia e il film non perde in qualità ed efficacia. Com’è possibile? Merito di un regista perfettamente a suo agio col genere come Takashi Shimizu, autore della saga di Ju-On, qui però più in linea con lavori tipo il corto Blonde Kwaidan (contenuto nella raccolta Dark Tales of Japan) che con la sua mitologia spettrale che gli ha dato fama internazionale. Rispetto al precedente capitolo inoltre si ritorna ad una componente più adolescenziale (elemento decisamente interessante), appare l’elemento materno e i contrasti generazionali ed infine viene sempre più sottolineato il fattore virale della creatura; contagio, moltiplicazione, scissione, rinascita. Un altro elemento paradossale su cui la saga torna di tanto in tanto è infatti come l’attitudine della ragazza sia la continua riproduzione, anche multipla (ossia più Tomie prodotte da diverse parti di uno stesso corpo o da cose entrate in contatto con esso) ma al contempo la conflittualità fino allo stesso atto delittuoso tra più Tomie generatesi dallo stesso prototipo.

Un giovane studente di belle arti dipinge un ritratto della sua ragazza, Tomie. La uccide. Due suoi amici lo aiutano a celarne il corpo seppellendolo. La ragazza ritorna (e morirà almeno altre 2 volte). La follia si impadronisce di tutti quelli che entrano in contatto con lei, dalla madre gelosa di uno dei due amici, fino alla ragazza dell’altro, rea di essersi truccata con un rossetto appartenuto alla creatura (e quindi in un modo o nell’altro contaminato da alcune sue cellule).

Come nel precedente episodio Shimizu non lesina nel sangue e in effetti digitali cheap ma alquanto efficaci. Si genera così un episodio che si muove sinuoso tra ironia nera, derive gore, cupezza, e qualche brivido (pochi). Il resto è una buona prova di regia placida come d’ordinanza ma che gioca spesso e con ottima capacità con gli ambienti e la loro interazione con i corpi e gli oggetti.

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