Tomie: Unlimited

Voto dell'autore: 2/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,50/5: 6 voti]

TOMIEunlimitedIl primo Tomie era praticamente un capolavoro, perfetta espressione del nuovo horror giapponese a sottrarre del vecchio millennio. Il film e i numerosi sequel successivi prendevano tutta la parte più silente e paranoica dello stupefacente manga di Ito Junji; ogni nuovo regista portava una nuova attrice solitamente in ruolo e adattava il suo stile, senza forzare il materiale originario e precedente, alla continuità della saga. Difficile in altri casi cinematografici eguagliare la continuità qualitativa del tutto. Ma tutte le cose belle devono finire prima o poi ed ecco quindi dopo due capitoli gemelli in video e Tomie VS Tomie, giungere il nuovo film realizzato da Noboru Iguchi tristemente noto per la regia di The Machine Girl e Robogeisha. Purtroppo il regista conferma la propria parabola discendente che però questa volta non va a scapito solo della propria poetica ma dell’intera franchise andando a sbilanciarla con un prodotto macroscopicamente inferiore rispetto al passato. Il regista infatti, referenziato esponente del nuovo gommasplatter di marca Sushi Typhoon, prende dal manga tutte le visioni più effettate e le getta con una assenza di finezza esemplare in un calderone cheapo, senza soluzione di continuità. E’ difficile negare la forza prorompente e la volontà di proporre idee nuove ed eccitanti ma Iguchi possiede la totale incapacità di costruirci un film intorno, incapacità così vistosa da annientare con grossa frustrazione dello spettatore quelle poche tracce di talento che di tanto in tanto emergono dal mucchio.

La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, gli attori sono tutti fuori ruolo e dotati di pochissimo talento, la foga di inserire giovinetti più o meno noti e di abbassare il target ha portato ad un film edulcorato che abbonda in effettini innocui e sanguigni e lesina sul sesso imposto ma al contempo risibilmente celato. Non c’è morbosità, non c’è perturbante perché tutto è esplicitato in maniera puerile; insomma, l’esatto contrario dei primi film. Sul finale il film si rovescia e getta i grandi effetti propri dell’opera grafica, ma è troppo tardi e sa di climax tardivo e ormai inutile. Per il soggetto o il fulcro della narrazione rimandiamo alla recensione del primo (la solfa è la stessa), splendido Tomie, e invitiamo lo spettatore a recuperarlo in caso di lacuna.
Il film è molto lontanamente inspirato al capitolo La Foto dell’omonimo manga, nell’argomento base e nella riproduzione di alcune visioni dell’autore cartaceo.
Una caporetto e l’ennesima conferma della totale incapacità del regista di riuscire a costruire un oggetto filmico concreto; ha magari talento, occhio, sguardo visionario, inventiva ma manca totalmente di senso del cinema.

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