Tracing Shadow

Voto dell'autore: 3/5
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Nessuno si aspettava decisamente nulla da un’ipotetica e travagliata commedia wuxia diretta da un noto attore le cui precedenti prove alla regia non avevano brillato per qualità. Ancora di più i dubbi erano emersi quando all’attore si era affiancato un secondo regista, Marco Mak Chi Sin (A Gambler’s Story).

Invece, sorprendentemente Francis Ng (The Mission, Juliet in Love) regala un omaggio nostalgico e pertinente al cinema di Hong Kong degli anni ’90; ma niente citazionismo fine a sé stesso, niente deriva vintage ostentatamente intellettuale, ma un vero e proprio film (che a tratti assomiglia ad un’opera minore di quelli di Stephen Chow del periodo) che sembra emergere da quegli anni, con tutti i pregi e i difetti del caso. Difetti prettamente dovuti a studi culturali occidentali che costruivano la storia e le teorie basandosi sul 30% del cinema mondiale mentre ad Hong Kong divenivano vere e proprie marche espressive.

C’è di tutto dentro, quindi, l’ironia volgare (il sindaco incontinente), la comicità scema alla cantonese (i sosia di Jackie Chan, Jet Li, Andy Lau e affini), le musiche tradizionali stravolte, il balletto finale tipico dei film da capodanno cinese, delle meravigliose coreografie aeree dirette da uno degli assistenti di Ching Siu-tung che non fanno quasi rimpiangere quelle del maestro. Certo, poi il film non c’è, è assolutamente barcollante e discontinuo, ma a tratti riesce a regalare pezzi di grande cinema e riesce a trovare argomenti in materia da regalare allo spettatore, più di altri film nostalgici ma eccessivamente patinati e in questo senso sterili (Painted Skin, Butterfly Lovers…).

Insomma, promossa questa prova di regia in cui Francis Ng regala l’attenzione totale a sé stesso e alla bella Pace Wu Pei Ci, entrambi fotografati magistralmente come in una produzione di Tsui Hark (e dimenticandosi il medesimo trattamento per tutti gli altri, Jaycee Chan in primis).

 

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