Travelers: Dimension Police

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travelersMentre nel cinema di fantascienza mondiale è egemone  da qualche tempo una visione che impone “il realismo” e la plausibilità sia nell’estetica che nelle tematiche, nel cinema giapponese, o meglio nel sottobosco del low budget, c’è ancora chi si diverte a lasciar correre libera la fantasia, come dimostra questo Travelers: Dimension Police.

In un futuro prossimo l’umanità ha trovato il modo di viaggiare attraverso il multiverso per esplorare gli infiniti mondi paralleli che contiene. Come tutti i grandi progressi dell’ingegno umano anche il viaggio dimensionale può essere usato per scopi criminali, per questo è stato fondato un apposito corpo di polizia per scongiurare questa evenienza. Tra questi “gendarmi dimensionali” c’è la procace Ai che durante una missione si trova a combattere Yui, un sua ex collega che ha disertato e adesso lavora per l’organizzazione terroristica Doubt. Quest’incontro da il via ad una serie di peripezie in cui per Ai sarà sempre più difficile capire chi siano i buoni e chi i cattivi

Portare in scena un soggetto del genere (che ricorda a tratti il fumetto Le Avventure di Luther Arkwright) con lo scarso budget tipico del v-cinema poteva essere rischioso. Tuttavia alla regia c’è Koichi Sakamoto, che si è fatto le ossa nel mondo dei tokukatsu, che dimostra di saper gestire in maniera intelligente le poche risorse a disposizione.
Il mondo, o meglio i molti mondi in cui si muove Ai sono ben caratterizzati così come lo sono i loro abitanti, e ognuno sembra rimandare ad un preciso tipo di immaginario: si parte dall’universo tecnologico dove si trova il quartier generale della polizia, popolato da ragazze platinate che armeggiano senza sosta su monitor olografici, per passare attraverso un universo modellato sull’antica Cina e un altro, decisamente goticheggiante dove domina la magia e per finire in un plumbeo mondo post-apocalittico.  Ambientazioni quasi tutte di grande impatto, create grazie ad un uso combinato e intelligente della computer grafica e della fotografia.
Le premesse narrative alla base del film sono sfruttate appieno anche dalla sceneggiatura, non solo permettendo, come accennato sopra, di mescolare vari generi, ma anche di rileggere in maniera fresca certi cliché del racconto avventuroso come gli scambi di persona, i doppi e le finte morti.
Il film non è esente da alcune pecche, come una messa in scena a tratti fin troppo televisiva e sopratutto un eccessiva densità narrativa, troppa per un film di ottanta minuti scarsi, che da l’impressione di star guardando la puntata finale di una serie mai girata, impressione rafforzata anche dai curiosi titoli di testa modellati, appunto, su una sigla da serie tv; un fatto che fa venire il sospetto che tutto ciò sia voluto.
Travelers: Dimension Police è intrattenimento puro e senza pretese, valorizzato dall’estetica ultrapop, dal buon ritmo e dalle discrete scene d’azione, in cui Sakamoto mette a frutto la sua esperienza come action director.

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