Triangle

Voto dell'autore: 4/5
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Un evento epocale e un esperimento unico, alla faccia della fazione che da sempre continua a ripetere monotona che “tutto è ormai già stato detto e fatto”. Triangle è un’adunata di vecchi compagni di mestiere; tre Maestri del cinema contemporaneo (Tsui Hark, Ringo Lam e Johnnie To) si sono messi alla prova in una versione cinematografica noir del “Cadavre Exquis”, forma narrativa surrealista in cui più individui portano a termine un’opera coerente producendone solo una parte senza conoscere quello che è stato costruito prima e dopo dai rispettivi colleghi; ognuno col suo stile, ognuno con la propria poetica, senza cedere un millimetro della propria marca autoriale. Il risultato è un film complesso e visivamente impressionante; Tsui colpisce i sensi, con una regia fisica, simbolica, materica, un chirurgo dell’immagine atto a muovere lo sfigmomanometro sul corpo filmico. Lam si muove nell’intimità dei personaggi, crescendo di intensità emotiva. To, assolutamente di maniera ma godibilissimo, costruisce l’ennesimo gioco di personaggi annegati dalle vie del destino.

Una folle caccia al tesoro lungo le strade umide e fumose di Hong Kong diviene dimostrazione di come tre autori con trenta anni di carriera alla spalle continuino ancora oggi a tessere le teorie e le tecniche del linguaggio filmico mondiale, senza sosta, coadiuvati da tre interpreti che sono lo stato dell’arte della performance attoriale. Le leggi del mercato, dopo la proiezione cannense, hanno imposto un tanto assurdo, quanto incoerente, rimontaggio della prima parte, quella di Tsui Hark, giudicata troppo frammentaria e ardita. Auspicavamo una futura director’s cut prontamente offerta -e poteva essere altrimenti?- dal mercato francese.

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