Trivial Matters

Voto dell'autore: 3/5
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Dopo il bellissimo Isabella (2006) e con ancora lo straordinario Exodus (2007) in testa, il nuovo film di Pang Ho-cheung si rivela una piccola delusione. Uscito poco prima di natale, Trivial Matters, strutturato ad episodi di diversa durata, si ricollega ai primi lavori del regista, puntando tutto sull’ironia ed il senso dell’umorismo tra il nero e lo scatologico.

I sette segmenti, di qualità alternante, condividono lo stesso punto di partenza: il sesso ed i problemi da esso derivanti, aspetto che funge da filo conduttore degli episodi, altrimenti solo labilmente collegati.  Si parte con la coppia sposata di Vis Major, che più nulla ha in comune, seguito da un orrendo, quanto breve intermezzo che vede protagonista Edison Chen in Civism (che considerando le ultime vicende dell’attore, acquista un aura un po’ bizzarra), per arrivare a It’s Festival Today, la parte più demente dell’intero film, in cui per riuscire a fare sesso con la sua fidanzata – o meglio, farsi fare dei pompini – prima del matrimonio, un ragazzo reinventa il concetto di “giorno di festa”. In Tak Nga un giovane studente dimostra il suo amore per una ragazza, chiamando una stella con il nome di questa. Dopo questa prima parte tutt’altro che entusiasmante, Pang si riprende con Ah Wai the Big Head, senz’altro il momento migliore della pellicola, che ci mostra in maniera riuscita quanto la vita possa essere imprevedibile e spesso beffarda. Secondo il sentire comune ogni prostituta aspetta di essere liberata dal cavaliere bianco ed è proprio questo aspetto tra cliente e prostituta, sul quale ruota Recharge. La conclusione, totalmente slegata dal resto (infatti il sesso non centra nulla) invece è affidata all’imbarazzante Junior.

Dopo la messa in scena profondamente cinematografica di Exodus, in questo caso Pang (che come sempre è anche sceneggiatore e adatta alcuni suoi racconti brevi) adotta una regia quasi televisiva (pur adeguando formalmente i vari segmenti al contenuto, come nel caso di Tak Nga), ma non è certo questo ad influire sul risultato finale. Semplicemente Trivial Matters (e in questo senso il titolo è molto azzeccato) sfonda porte stra-aperte e non dice nulla sulla fondamentale diversità tra i sessi, che in un modo o nell’altro non sia già stato raccontato. A volte si ride, a volte ci si potrebbe persino commuovere, ma è veramente poca roba. Troppo discontinuo appare questa serie di vignette, raramente convincenti. Nulla di grave, ma il tutto si vede solo grazie all’ottimo all star cast (Angela Baby, Chan Chi-chung, Gillian Cheung, Eason Chan, Chan Fai-hung, Chan Yat-ning, Edison Chen, Chen Yung, Kenny Kwan, Jan Lamb, Lam Chet, Juno Mak, Patrick Tam, Stephy Tang, Kristal Tin, Chapman To, Shawn Yue, persino il regista di The Assembly Feng Xiaogang, e il compositore della OST di Isabella Peter Kam) ben diretto e all’ironia e senso del assurdo tipico dei film di Pang, che – per fortuna – non si prende mai troppo sul serio. Trivial Matters è poco più di un esercizio di stile (un po’ come lo era stato Cut per Park Chan Wook), lontano dalle vette raggiunte con Exodus. Uno scherzo tra amici. D’altro conto, un giro a vuoto si concede a tutti, tanto più ad uno dei registi più interessanti in circolazione.

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