Trivisa

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A Johnnie To va riconosciuto, tra gli altri meriti, quello di essere praticamente l’ultimo tenace sopravvissuto del cinema di Hong Kong. Nessuna fuga negli Usa in tempi di insicurezze come per molti colleghi, insistenza a raccontare il proprio paese seppur dialogando con un cinema più leggero cinese e tenacia nel supportare le giovani leve locali alla ricerca di nuovi nomi da mettere in campo. Dopo l’esperienza del Fresh Wave, tutto sommato progetto poco esaltante a livello di risultati, stavolta decide di produrre un oggetto che, oltre ad essere trampolino per nuovi nomi, possa rivelarsi un prodotto con un relativo mercato.

Trivisa è un noir in tipico stile Milkyway, pregiato da alcuni dei nomi più noti del genere (Jordan Chan, Tommy Wong Kwong-Leung, Frankie Ng Chi-Hung), del cinema di Johnnie To (Richie Ren, Gordon Lam, Phillip Keung, Lam Suet) e con alcune facce interessanti a sorpresa (Xiong Xin-Xin).

Narra le storie di tre reali e noti malviventi che non si sono mai incontrati, e le loro gesta mentre si diffonde la notizia di una loro unione imminente. Tre storie, tre registi e tre vicende che come in tanto cinema della Milkyway troveranno compimento solo nel finale tramite le infinite e spietate vie del destino. Ci sono diversi alti momenti di cinema dentro Trivisa e poco ci sarebbe da recriminare non fosse altro che di un film della Milkyway stiamo parlando. La messa in scena e la fotografia sono spesso di altissimo livello e il montaggio, di due fedeli della casa di produzione come Allen Leung Chin-Lun e David Richardson, perfetto. C’è qualcosa però che al centro della metrica gira a vuoto e  ingolfa il film che sembra a tratti impantanato nel nulla e che non viene risollevato nemmeno dall’ambientazione storica, il 1997, l’anno del ritorno di Hong Kong alla Cina; data non casuale che si riflette in alcune location specifiche (con ancora gli aerei che sorvolano i tetti delle case per atterrare nel vecchio aeroporto), e battute dei personaggi. In effetti il contesto storico con l’avvento dei cellulari che stanno rimpiazzando gli eterni cercapersone di poliziotti e gangster, omnipresenti in tutti i film del genere degli anni ’90, e una tutto sommato lucidità di To di fronte alla storia, sono uno dei caratteri più sentiti e riusciti del film.

Film però che si attesta sullo status quo medio del cinema della Milkyway, un cinema che non regala pietre immortali da quasi un decennio, e che anche in opere sperimentali, ma che guardano al pubblico mainlander, il più delle volte offrono inspiegabili oggetti pasticciati. E’ un buon film Trivisa, un buon esordio per giovani leve e una buona produzione. Probabilmente la cosa migliore della Milkyway degli ultimi sette, otto anni è stata proprio una produzione piuttosto che una regia di To, ovvero quel Accident (2009) di Soi Cheang. E questo Trivisa non si avvicina mai, nemmeno lontanamente, a quei livelli.

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