Turkish Star Wars

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Turkish Star WarsCinema come riciclaggio (sporco). Si potrebbe parlare giorni di un film del genere, renderlo un testo teorico sul linguaggio e la comunicazione cinematografica. Diventerebbe istantaneamente il giocattolo preferito di Bazin e Ejzenstejn in un sol colpo. Non solo per la sua essenza weirda/trash/pychotronica o usate pure la parola preferita. Classica, perfetta pellicola da retroproiezione per concerto industrial o per serata passata a fissare uno schermo dopo aver assunto sostanze psicotrope,
Il film ricicla senza apparente logica, immagini(anche di sè stesso) e musiche, rubandole secondo bisogno (e a volte decisamente a caso) da film, documentari o dove meglio capita(comprese sezioni a cartoon). Dopo un inizio in cui una voce off spiega un contesto sinceramente poco chiaro troviamo i due protagonisti a bordo dei veicoli di Guerre Stellari a combattere intorno alla Morte Nera dell’omonimo film. I veicoli non sono simili, sono quelli. Il tutto risolto con primi piani dei visi dei protagonisti che parlano, alternati a immagini ritagliate da Guerre Stellari e montate a caso. Viene anche presentato il cattivo, uno strano uomo, crogiuolo tra un super sentai e un personaggio di Flash Gordon (tant’è che parte una musica simile) accompagnato da un robot (stupendo!!!) con un lampeggiatore (classica sirena del carro attrezzi) in testa. I due cadono su un pianeta deserto, i loro veicoli scompaiono e si trovano a passeggiare in giro. Qui esplode la fiera del montaggio proibito; a prescindere dal fatto che i due non vengono quasi mai ripresi insieme nella stessa inquadratura, ai loro primi piani vengono abbinati di tutto, parti di paesaggio, frammenti di documentari sull’Egitto in una fiera continua del nonsense. All’improvviso vengono assaliti dagli “uomini scheletro” a cavallo. La cosa strana è che alcuni uomini scheletro sono davvero grassi (e c’era chi si lamentava della morte in Inferno di Dario Argento), indossano un elmo e combattono con delle lance emettendo dei versi tipo kaiju.
Inizia lo scontro e qui il film decolla ancora di più. il montaggio è davvero fatto a caso, le inquadrature si susseguono senza nessuna continuità come nemmeno King Hu sotto LSD. All’inquadratura di un pugno segue il protagonista a cavallo, le immagini sono accelerate, mandate al contrario, di sottofondo esplode all’improvviso la musica di Indiana Jones, si susseguono primi piani decontestualizzati di maschere di carnevale (un gorilla e il diavolo). I due vengono disarcionati da cavallo da dei guerrieri in armatura futuristica, armati di pistole laser in un tripudio di effetti visivi e di montaggio frenetico. Il film continua con questo andazzo. I protagonisti catturati si scambiano delle simpatiche battute perfettamente fuori luogo. Descriviamo le successive inquadrature perchè è davvero incredibile ciò che accade.

Viso di donna che indossa maschera mostro verde/ totale di una popolazione vestita colorata e sparsa su una montagna di tufo/ piano medio di alcuni ragazzi vestiti da greci in tunica/ popolazione colorata un pò vestiti da turchi, un pò da romani/ un robot/ un uomo si getta da una rupe/ il robot cammina e parla/ due morti a terra/ una biondona tutte forme e occhi a pesce con un bambino.

Altro combattimento, gente vestita da centurioni romani, sangue a fiumi, teste spappolate, un robot che strangola un bambino urlante in un fiume di sangue. Il film continua così ed è impossibile citare tutti gli elementi che lo compongono, ma non si può non accennare alle mummie zombie artigliate (??), ai mostri di peluche, alle continue battute fuori luogo che si scambiano i due, alla OST di Indiana Jones che spunta quando meno te lo spetti, alle creature davvero improbabili che puntualmente fanno scempio di bambini, il protagonista che si allena tirando mazzate addosso alle pietre, la turca gnocca biondissima, in un crescendo di situazioni sempre più deliranti.
Come in Guerre Stellari c’è logicamente la scena nella locanda popolata da mostri (praticamente tutta la gente strana vista fino a quel momento) molti dei quali attori che indossano mascherone da carnevale. Vi assicuriamo che vedere il protagonista prendere a pugni un pupazzone di pelouche che assomiglia oltretutto al Gabibbo fa quasi tenerezza. Arti strappati ai mostri e usati come arma, spade bloccate con i denti, arti marziali e combattimenti tra lo stile di Jackie Chan e quello di Bud Spencer.
Chiude il film venti minuti caleidoscopici e il cui montaggio farebbe riflettere per per settimane lo stesso Ejzenstejn.
Visto l’anno di produzione e la vaga somiglianza di propositi, un film di importanza basilare quanto lo Zu di Tsui Hark. Più o meno.
Una pietra miliare assoluta del cinema psychotronico totale.

Da vedere soli o in compagnia, sobri o in stato psico-fisico alterato.

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