Typhoon Club

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Typhoon Club

「もしも明日が晴れならば
愛する人よ あの場所で
もしも明日が雨ならば
愛する人よ そばにいて」1

L’origami della gru è quello che dovrebbero imparare tutti. A parte esser la base per imparare i minuziosi movimenti di introduzione a tale arte, apre le porte a uno dei più caratteristici simboli nipponici. Il significato dell’intrecciarne mille può variare per regione e persona, ma in generale è un auspicio di buona fortuna e un augurio di buona salute. Non è raro vederli pendere da alberi di fronte agli altari, ben noti aneddoti della cultura popolare giapponese sono a esso legati come la storia di Sasaki Sadako e donarne mille è uno di quei gesti che racchiudono più di tante parole per un popolo endemicamente avulso all’espressione diretta dei propri sentimenti, una sorta di memento tangibile, proprio perché intrecciati mentre il pensiero era rivolto alla persona amata. Non è quindi per niente strano vederli invadere l’inquadratura all’acme della narrazione di Typhoon Club.

Premesso ciò, si può avvertire una certa sensazione di smarrimento quanto più ci si addentra nella filmografia di Somai Shinji. Nel solo 1985 arrivavano al cinema tre film per la sua regia, ognuno afferente ad un diverso genere. Nel solo mese di Agosto gli spettatori giapponesi avrebbero potuto vedere un delirante Roman Porno come Love Hotel, prodotto ovviamente dalla Nikkatsu e scritto dal maestro dell’estremo Ishii Takashi, ad inizio mese e il disperato Typhoon Club, prodotto di alta scuola autoriale come norma per ATG alla fine del mese. A Dicembre dello stesso anno gli stessi spettatori avrebbero potuto scaldarsi il cuore con la romantica e ricca produzione Toho, invero distributori anche per il precedente film, prosaicamente intitolata Lost Chapter of Snow: Passion. Due film per un’assolata estate e uno per un nevoso inverno, apparentemente non correlati e concettualmente lontani per temi e bacino di pubblico. Chissà quindi se uno stesso medesimo spettatore si sia trovato quell’anno a sedersi comodamente nella poltrona di qualche cinema per affrontare queste differenti visioni.

Sebbene la carriera di Somai fu tragicamente breve, perché arrestata da malattia mortale, non è una cosa difficile da immaginare. L’anno dopo avrebbe raccolto diversi presi al settimo Yokohama Film Festival: miglior film, miglior sceneggiatura, miglior fotografia e miglior attore protagonista per Love Hotel, secondo miglior film, miglior attore non protagonista per Typhoon Club e ovviamente miglior regista per entrambi. Sono segni inequivocabili che la sua importante carriera avesse già definitivamente preso il volo e che, nonostante l’alternarsi tra i generi, lo spessore autoriale fosse già noto ai critici e agli addetti ai lavori giapponesi.

E quel tratto di unione tra le opere di un regista che permette di avanzare l’ipotesi si tratti di un autore è ben visibile in Typhoon Club, ben più che nel film scritto da Ishii, fortemente debitore della sua riconoscibile scrittura e delle sue ossessioni. Il diverso utilizzo di un agente atmosferico come la pioggia in entrambe le storie rimarca il confine deciso tra i due. Nell’erotico della Nikkatsu fa parte della cifra stilistica di un altro autore, in questo dramma adolescenziale diviene un sofisticato dispositivo entr’acte, dato che le stagioni, il clima, gli odori e relativi umori ad esse associate, al pari dei più grandi maestri giapponesi, diventano spesso per Somai attori non protagonisti.

Talvolta una sequenza singola diventa rappresentativa dell’intero film e così lo è per questa pioggia, che serve anche a delimitare la contemporaneità degli eventi che hanno luogo nel finale, alternandosi tra la provincia e la grande città di Tokyo. La prima parte del film serve a caratterizzare i personaggi nella loro quotidianità. I ragazzi da una parte: Kyoichi (Yuichi Mikami), lo scrupoloso studente che lavora per l’ammissione all’università, Ken (Shigeru Benibayashi), il disturbato atleta ossessionato dall’amore e Akira (Toshiyuki Matsunaga), il buffone della classe che arriva a martoriarsi pur di far ridere gli altri. Le ragazze da un’altra: Rie (Yûki Kudô), la svampita che ronza sempre attorno a Mikami, Michiko (Yuka Ohnishi), la ragazza dal carattere tagliente amata da Ken e respinta da Mikami, e Junko (Kaori Kobayashi), la giovine lesbica che non riesce a muoversi senza il suo branco di amiche. Quando il tifone sorprende alcuni di loro che si sono attardati a scuola, la vicenda prende moto e si sviluppa su due piani paralleli. Rie fugge a Tokyo per non precisati motivi, che lo sceneggiatore elide finemente dalla storia, siano essi la possibile separazione da Kyoichi, la suggestione che alla madre possa essere accaduto qualcosa oppure entrambe le cose. Gli altri, ad esclusione del mite Akira che ricomparirà solo alla fine del film, si ritrovano imprigionati a scuola senza nemmeno la possibilità di essere raggiunti dal giovane e scriteriato insegnante (Tomokazu Miura) che criticano, ma stimano allo stesso tempo. In quell’ambiente ristretto gli ormoni di questi adulti in divenire si scatenano. Il lesbismo di Junko, l’esplosione di violenza di Ken, l’apprensione di Kyoichi per l’ignoto destino della scomparsa Rie conducono verso la catarsi, verso la pioggia.

Nel film si sente spesso もしも明日が…。(Moshimo Ashita Ga..) delle わらべ (Warabe) che hanno una storia allo stesso modo interessante e inquietante. Somai era molto attento al mondo delle idol. Le Warabe erano un gruppo composto da sorelle, tali almeno nella finzione dei produttori, esplose con un primo singolo めだかの兄妹 (Medaka no Kyoudai) arrangiato da niente altri che Ryuichi Sakamoto. Nel giugno del 1983 una delle componenti fu però coinvolta in un terribile scandalo mediatico, noto con lo sciocco nome di Nyan Nyan Jiken (ニャンニャン事件), dopo la pubblicazione di una sua foto in abiti discinti mentre fumava una sigaretta. Lo stridio tra la poca sensibilità dei media furbescamente pronti a denominare lo scandalo come l’onomatopea del verso attribuito ai gatti, Nyan per l’appunto, e la realtà fattuale di una ragazzina minorenne coinvolta in uno scandalo di tale risonanza, dovette certamente colpire Somai che proprio nel mondo di queste giovani intrattenitrici aveva spesso vagato, per investigarne i lati più oscuri o quantomeno restituire la terza dimensione alla rappresentazione bidimensionale che i media giapponesi continuavano a propagandare.

In Sailor Suit and Machine Gun la protagonista era Yakushimaru Hiroko, in Lost Chapter of Snow: Passion lo era Yuki Saitoh, entrambe impegnate con la linea d’ombra della loro adolescenza. In Typhoon Club c’è Yuka Ohnishi, ma è relegata a un ruolo sì importante, ma molto meno rilevante di quello di Yûki Kudô, attrice ragazzina di spessore che già si era mostrata grande in Crazy Family di Ishii Sogo e più in là avrebbe pur avuto una discreta carriera in occidente con film come Mystery Train – Martedì Notte a Memphis di Jim Jarmusch. E’ la storia d’amore, ridicola e tragica allo stesso tempo, di Rie e Mikami il tema centrale del film, quello che porta all’ultimo atto introdotto dal tifone. Proprio Moshimo Ashita Ga.., prima canzone del dopo scandalo per le Warabe, dall’accattivante melodia, ma dal testo tremendamente malinconico, viene intonata mentre sulla scuola si scatena un tifone e i ragazzi danzano seminudi nella pioggia e nel fango. Proprio questa canzone viene cantata a distanza di chilometri da Rie, mentre da Tokyo cerca disperatamente un modo di ritornare da quel Kyoichi dal quale era fuggita. La delicatezza del film è proprio in queste ellissi che vanno riempite dalle spettatore con le suggestioni finemente offerte dalla regia.

Al mattino troviamo Kyoichi che ha arrangiato tutti i banchi della classe, circondato da mille gru che pendono ovunque, che forse ha lui stesso intrecciato durante la notte, forse pensando a Rie. Quel che accade dopo a questo punto non è nemmeno importante come le sue parole lasciano intendere.

「今日の日よ さよなら 夢で逢いましょう
そして 心の窓辺に 灯ともしましょう」2

[1] Estratto da もしも明日が。。。delle わらべ presente nel film e che recita:

“Se domani è bel tempo

Amore mio, incontriamoci in quel posto

Se domani piove

Amore mio, rimani al mio fianco

[2] Altro estratto da もしも明日が。。。delle わらべ presente nel film:

“Addio per oggi, incontriamoci nei sogni

e alla finestra del cuore lasciamo accesa una luce.”

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