Ultimo Rifugio: Antartide

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Dopo l’uscita di The Fall of Ako Castle la Kadokawa decide di produrre (e nel periodo era un’anomalia) un film ad alto budget (risulta il più alto budget giapponese dell’epoca) al maestro Fukasaku, colossal catastrofico che si va ad inserire in un filone che stava divenendo remunerativo e prolifico in quegli anni, rappresentando gli unici film che in un periodo di dubbi e incertezze potevano godere di fondi più sostanziosi. La ricchezza include, oltre a numerosi effetti speciali, un profluvio di location varie e la partecipazioni di una moltitudine di attori occidentali di fama internazionale.
A quanto pare il film non ebbe un buon successo e uscì negli Usa in una versione ridotta. Al contempo però Fukasaku aveva creato una buona base e uno stereotipo di tanto cinema catastrofico più intelligente del solito che avrebbe ispirato in forma e contenuto tanti film successivi, più o meno riusciti, fino ad oggi.
Un’arma chimica prodotta in laboratorio viene rubata e poi per errore liberata nell’aria. In poco tempo scatenerà l’estinzione della quasi totalità della razza umana. A peggiorare la situazione la stupidità dei potenti della terra che decidono di gettare testate nucleari sulle maggiori città del mondo infettate per bonificarle. L’ultimo baluardo dell’umanità resterà l’Antartide (come da titolo italiano), zona in cui  il virus (come da titolo anglofono) non riesce a sopravvivere.
Il film è ispirato ad un romanzo di Sakyo Komatsu (specializzato in narrativa catastrofica, suo anche lo scritto da cui è tratto Pianeta Terra, Anno Zero (1973)). La regia del maestro è più sobria e anonima del solito seppur perfettamente funzionale allo scopo e ritmica, nonostante una sorta di maggiore placidità nella messa in scena anche delle sequenze più vivaci.
Probabilmente uno dei film più ricchi di Fukasaku ma al contempo artisticamente minori, non per meriti più o meno esplicitati ma esclusivamente in relazione alla poetica interna che fatica ad emergere (e aggiungiamo “ovviamente”, visto il materiale su cui si lavorava).

 

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