Ultra Galaxy Mega Monster Battle

Voto dell'autore: 2/5
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Introduzione.

Ultraman Galaxy Mega Monster BattleLe premesse erano buone; più di 30 mostri in appena tredici episodi, grandi ritorni e attenzione filologica al character design delle creature, nuova serie dopo la splendida Ultraseven X, venticinquesima serie relativa al franchise di Ultraman. Poi si scopre che è ispirata ad un videogioco di successo (Mega Monster Battle: ULTRA MONSTERS) e che l’Ultrauomo forse nemmeno appare nella serie (forse). Infine iniziamo la visione e un po’ il mondo ci cade addosso. Si, perchè quello che ci si para di fronte è una sorta di “Ultraman incontra i Pokemon” e in cui la predominanza del digitale ha ormai divorato tutta la meraviglia facendo perdere tutti gli appigli cardinali ad uno spettatore. Cerchiamo di essere più precisi.

Alla base della serie non si ripropone più la classica formula ciclica e collaudata che vede in ogni episodio un Ultraman affrontare una o più creature; questa volta il tutto si basa su scontri tra uomini e creature utilizzando o le armi classiche da “fuoco” e quelle della navicella di turno, ma soprattutto focalizzando quasi l’intera attenzione sul Battle Nizer, gadget in possesso di due personaggi. Questo oggetto ricopre il ruolo classico dei Maquette Capsule (Element Capsule e  Tough Book) già visti in altre serie ovvero ha la possibilità di evocare un numero limitato (tre) di kaiju al fine di farli scontrare tra di loro. Inutile dire che tutto ciò si presta ad una sconfinata iperproduzione di gadget visto che ad ogni evocazione ci viene presentata una card (altro gadget) luccicante che mostra le “specifiche tecniche” della creatura, e la giusta selezione dell’elemento base e delle capacità della creatura possono sortire una equa vittoria sul campo. Si, i Pokemon, appunto. Quindi, nonostante un’apparenza comunque più cupa del solito la serie è di nuovo indirizzata ad un pubblico decisamente infantile creando una dicotomia tutto sommato coraggiosa e anomala tra umori disperati e luttuosi e resa ludica infantile. I mezzi, le divise, le armi, tutto stavolta è eccessivamente artificioso; nonostante vengano utilizzati colori più freddi di un Mebius o di un Max, si ha sempre l’impressione che quelle NON siano divise ma semplici costumi di scena, tutto troppo plasticoso e sgraziato, tutto ha l’estetica di un balocco e di pop c’è ben poco. Anche la scelta degli attori, discutibile, mostra visi spenti apparentemente davvero disegnati ma affatto allettanti, tutti parzialmente sovraccaricati tranne un bravo Shundo Mitsutoshi che recita con una maggiore convinzione rimanendo sempre nelle righe. Altra scelta poco fortunata è stata quella di ambientare l’intera serie nello spazio, su di un pianeta ostile; questo ha portato alla costruzione dell’80% dei fondali in 3D spesso con esiti disastrosi. Gli attori, oltre a non integrarsi bene digitalmente non riescono spesso a muoversi adeguatamente nell’ambiente e il tutto assume un’aria trasognata e “finta” da Teletubbies. Scelta relativa al basso budget, dice il regista della serie Kikuchi Yuichi, atta a risparmiare sui set e sulle miniature, limite che ha imposto anche l’utilizzo dei veri costumi delle creature già utilizzati nelle precedenti serie. Uomini e mostri quindi sono i protagonisti assoluti della scena e i legami con il nome di Ultraman rimangono solo quelli relativi agli stessi kaiju, praticamente tutti noti e provenienti dal passato (con qualche character riveduto e corretto), la presenza di una specie di Ultraman blu (Reimon) sgraziato verso fine serie (nulla che lo possa minimamente avvicinare al fascino di un Hikari di Ultraman Mebius, qui la coerenza grafica e cromatica è rigidissima quindi ricalca lo stile visivo di tutta la serie) e il primo Ultraman che appare un istante alla fine per difendere i nostri da un King Joe Black restaurato e particolarmente letale, vero boss di fine livello della serie. Diversamente dal solito la serie non ha una progressione narrativa episodica ma si sviluppa nella continuità delle tredici puntate; certo, gli episodi sono autoconclusivi ma molti elementi narrativi sono diluiti lungo l’intero arco.

Narrazione.

La complessa e confusa narrazione mostra in un futuro non troppo lontano (?) la Space Pendragon, navicella dell’organizzazione Zap Spacy che ha un’avaria e giunge con il suo equipaggio su un pianeta, Bolice, solitamente colonizzato, ma che trova ormai cosparso di macerie degli edifici costruiti dagli umani. Nessuna traccia di sopravvissuti intorno; subito il veivolo viene attaccato da delle creature giganti evocate da un ragazzo, Rei, tramite un gadget portatile. Il ragazzo passerà in fretta dalla parte della Pendragon mettendo le sue tre creature evocabili (Gomora, Litra, Eleking) al servizio dell’equipaggio; oltre al numero altissimo di creature ostili e ad un letale King Joe Black, il gruppo deve far fronte ad una donna, Kate, nemesi di Rei, anche lei in possesso del medesimo gadget capace di evocare Fire-Golza, Gan-Q e Zetton. Poi? Poi c’è un colosso incastonato nella roccia che continua ad apparire nel cervello di Rei, e Kate che comunica al ragazzo che deve ridestarsi. Il colosso non è altro che il primo Ultraman che ha dato la sua vita per alzare una barriera di protezione sul pianeta. Il suo ricordo è anche la chiave, insieme alle sfide di Kate (poi rivelatasi la sorella di Rei), per risvegliare la sua vera essenza ovvero quella di colosso dalle vaghe somiglianze del superuomo, nominato Reimon.

Riflessioni varie.

In parte è una sorta di ritorno alla concezione iniziale, quella di Ultraman come un colossale e infinito incontro di wrestling tra creature giganti, visto che la serie alla fine a questo si riduce. Ideale per i ragazzini di oggi come di quarant’anni fa che non devono più attendere l’uscita del film di Godzilla per poter vedere dei mostri inciampare nei grattacieli di Tokyo. L’equipaggio è classico nella conformazione, un capitano (Konishi Hiroyuki, già visto nel film Ultraman Tiga: The Final Odyssey), la ragazza e il pilota complementari, l’appassionato esperto di mostri. La Space Pendragon è principalmente un cargo da trasporto ma può espellere due navicelle da battaglia le Dragon Speeder Alpha e Beta.
Alcune creature otterranno nel corso della serie degli stadi evolutivi che ne aumenterà il potenziale come Gomora-EX Gomora, Litra-Fire Litra e Eleking-Lim Eleking.
Nella linearità emotiva ludica della serie, si iniettano talvolta degli innesti più cupi soprattutto quelli relativi alla mutazione di Rei che ancora non ha risvegliato il proprio potenziale di Reimon ed è costretto a subire le continue confuse visioni.
Raramente l’iterazione tra digitale e creature “classiche” produce degli effetti a dir poco sensazionali ma che purtroppo durano pochi istanti; si sarebbe potuto lavorare di più in questa direzione che sembrava così promettente.
Purtroppo, però, la grande epica delle serie precedenti viene del tutto a mancare e il tutto lascia un grosso amaro in bocca. Paradossalmente le precedenti serie hanno avuto bassi indici di ascolto mentre di questa è subito stato messo in cantiere un secondo arco narrativo e un film da sala. Un peccato, una serie solo per completisti.

Nota sulla documentazione iconografica:  la lista delle creature stavolta è meno rigorosa. In liste pubblicate altrove troverete dei nomi in più, ma stavolta abbiamo operato una scelta; abbiamo pubblicato solo i mostri “attivi” nel film. Alcune liste che trovate in giro menzionano creature che nelle puntate vengono solo mostrate in dei monitor stilizzate, o di cui si vede appena parte del corpo privo di vita. Tutte le creature a sinistra combattono nella serie e si muovono possedendo un ruolo attivo.

Galleria eroi:

Galleria mostri:

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