Ultraman Max – Ep. 16 – Who Am I?

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Ultraman Max Ep16Dopo Miracle of the Third Planet, anche l’episodio numero sedici della serie Ultraman Max è diretto dal regista Miike Takashi. Arrivato a questo punto della propria carriera il regista può prendersi la libertà anche di dirigere un paio di episodi televisivi da 24 minuti l’uno di una delle serie più famose della storia (per ulteriori spiegazioni in merito vedi la recensione del precedente episodio). Gli elementi personali portati dal regista producono due frammenti che si ritagliano uno spazio vistoso e fondamentale all’interno della serie con un approccio –come già accennato- simile a quello scelto dal collega Jissoji Akio per le puntate da lui dirette nella prima serie del 1966. Se nell’episodio 15 Miike virava l’estetica pop sbarazzina della serie in visione cupa e apocalittica pervasa di poesia nostalgica e infantile, questa volta cerca di focalizzare l’attenzione sulla sua vena più comica e paranoica e riesce a farlo con classe ed energia. Al contempo cerca di sfruttare al meglio uno dei personaggi meno utilizzati tra i protagonisti ovvero Elly (Mitsushima Hikari, che sul finale della puntata addirittura piangerà), la segretaria robot della Dash, l’ufficio di difesa dalle creature giganti che attentano alla sicurezza mondiale.

La scelta di focalizzarsi su di lei è abbastanza logica visto che è l’unica creatura non biologica della serie e quindi l’unica a non rimanere vittima dei poteri della creature di turno. Miike, infatti, ipotizza la caduta di tre meteore sulla terra dalle quali emergono altrettante creature sferiformi dalle caratteristiche feline capaci di procurare amnesie e totale perdita di memoria in tutti gli esseri viventi situati entro un certo raggio; cadranno così sotto i loro poteri, animali, esseri umani e lo stesso Ultraman Max; il tutto procurerà effetti esilaranti, con tanto di membri della Dash incapaci di pilotare i propri veicoli e l’”ultra uomo” smemorato che tenta le giuste posizioni per trasformarsi prima (e ci riuscirà per puro caso) e per emettere i propri colpi poi. Il tutto però avrà esiti euforici e ogni evento sarà dettato dal puro caso o da reazioni del tutto involontarie; una navicella, la Dash Bird 2,  colpirà un nemico solo quando il pilota ne perderà il controllo, successivamente verrà espulso dalla cabina di pilotaggio quando convinto di scagliare un missile premerà il tasto errato e infine si conficcherà per puro caso nella testa di una delle creature. Memorabile poi l’espressione imbarazzata e incredula di uno dei tre kaiju di fronte alla goffaggine e inoperatività di Ultraman Max. L’ironia è surreale e l’estetica è da puro manga, esplicitata soprattutto dalle espressioni e dalla resa dei tre miagolanti kaiju, Tama, Kuro e Mike, tre sfere organiche e tentacolari irte di spuntoni, dotate di un solo occhio e dal cui retro spuntano code e zampette da felino.
L’”ultra uomo” sarà guidato nel combattimento dai consigli di Elly (memorabile quando per descrivergli di alzare la mano destra gli spiega che è quella che si usa per tenere la ciotola durante i pasti e Ultraman per capire mima il gesto di mangiare) e finirà per scoprire anche un nuovo super potere grazie al quale sconfigge il trio di “cattivi”.
Proiettato a dei festival statunitensi, il nome dei tre nemici è stato ribattezzato Flopsy, Mopsy e Blackie, nomi buffi ma privi di grosso significato; in realtà il nome originale ha alcune sfumature in più; Tama e Kuro in giapponese sono nomi comuni per definire un gatto mentre Mike….è un giochino più che evidente.
Va notato come questi due episodi abbiano in un certo senso creato un precedente e influenzato i successivi registi e sceneggiatori della serie; infatti dopo Miike essa subisce un’impennata di follia e delirio sullo stile proprio di Who Am I? donando un’estrema varietà e piacere all’intera opera. Il tutto fino all’avvento delle puntate dirette da Jissoji, tra cui Butterfly Dream, che è un gioiello assoluto e probabilmente, insieme a Dai-Nipponjin (Big Man Japan), la pagina cinematografica più importante mai scritta sui super eroi.

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