Ultraman Nexus

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“Sei stato scelto.”

Sinossi:

Komon è un giovane pompiere che viene arruolato in una sorta di agenzia di “uomini in nero” destinata a cancellare tutte le tracce dell’invasione da parte di creature extraterrestri. Durante la sua prima missione viene aiutato a sconfiggere i mostri invasori da un misterioso gigante luminoso. Nel corpo del gigante in realtà vi è un umano a cui è stato donato il potere da una misteriosa luce che difende il genere umano dagli invasori.

Ultraman NexusRiflessioni:

La ventunesima installazione della serie di Ultraman, undicesima serie televisiva ufficiale, continua ad oggi ad essere una delle più controverse e misteriose dell’universo dei supereroi giapponesi. Essa ha il triste primato di essere la serie più corta degli eroi rosso argento, se si escludono le recenti miniserie di Ultraseven X e Ultra Galaxy Mega Monster Battle, che erano però state concepite per essere un breve esperimento nel primo caso e un veicolo promozionale per un videogioco nel secondo.

Ad ogni modo, prima di addentrarsi nel racconto delle peripezie della programmazione e della lavorazione di Ultraman Nexus è bene chiarire qualche aspetto delle logiche televisive giapponesi. Mentre non è un mistero il crollo verticale dello share di questo tipo di trasmissioni televisive in Giappone, rimane tuttavia un mistero come si incrementino di anno in anno gli introiti di tutto il mercato “parallelo” a queste produzioni. Se infatti si va a vedere il mercato dell’oggettistica, dei dvd o dei semplici giocattoli, la crescita del fatturato sembra non avere freno.

Lungi da chi scrive il voler comprendere a pieno il meccanismo che si cela dietro le scelte editoriali dei produttori giapponesi, ma la preoccupazione dei fans delle serie che guardano ai ratings con la paura di vedere la fine dei loro beniamini, sembra essere smentita dai forti investimenti fatti per rinnovare le serie, per migliorare la loro realizzazione tecnica e il turbinio promozionale/pubblicistico creato attorno ad esse. Con la medesima volontà di offrire un gran prodotto e intascare tanti soldi, nel 2004 nasceva appunto questa nuova serie.

Sfortunatamente Ultraman Nexus ed in generale le serie della Tsuburaya rispetto a quelle della rivale Toei hanno in tempi recenti avuto maggiori difficoltà ad irrompere nei cuori dello spettatore. Il progetto Ultra N doveva essere un totale rinnovamento dell’eroe e si è invece tradotto in uno dei più clamorosi flop nella storia della casa. Il trailer del progetto faceva chiaro, ma altrettanto misterioso, riferimento a tre differenti fasi per la nuova saga: “Noa: Nostalgia”, “Next: Evolution” e “Nexus: Trinity”.

La prima fase ad oggi si è tradotta in una singola statua raffigurante un curioso Ultraman argenteo dotato di ali metalliche, per l’appunto ribattezzato Ultraman Noa e che si è esplicata nella semplice comparsa di questo gigante monolite in diversi live show dedicati alla creatura di Eiji Tsuburaya. Effettivamente questa scelta faceva da preludio alla comparsa di Noa a seguire negli altri progetti, ma le cose non sono andate tutte per il verso giusto. La seconda fase viene identificata comunemente dalla comunità col film, uscito nei cinema a dicembre 2004 e chiamato in maniera definitiva Ultraman: The Next, e la terza con la presente serie che iniziò ad ottobre di quello stesso anno. Purtroppo sia la Tsuburaya, sia le persone che lavoravano a Nexus, non hanno mai chiarito cosa sia stato realmente realizzato del progetto iniziale e cosa sia stato invece cambiato. La serie purtroppo è di fatto penalizzata dalla sua complicatissima gestazionelavorazione. Prima di tutto il malinteso tra la casa produttrice e l’emittente televisiva danneggiò notevolmente l’operazione. Nelle intenzioni dei vertici  Tsuburaya infatti vi era la volontà di trasmettere le puntate in una fascia seralenotturna in maniera tale da poter virare la storia e le situazioni verso un pubblico più adulto. In realtà le puntate andarono in onda la mattina per sostituire su CBC network la lieve ed infantile serie di Pretty Guardian Sailor Moon. Tale decisione ha ovviamente inficiato la seguente riuscita di tutta l’opera ed ha lasciato sotto i nostri occhi una storia tronca ed involuta.

E tutto questo nonostante una notevole partenza. Nella prima puntata per dire ci sono lumaconi alieni che letteralmente aspirano gli esseri umani e una super squadra di poliziotti che è impiegata per eliminarli. Sempre nella stessa puntata Ultraman fa una teatrale comparsa dal cielo con un pugno che va a schiacciare come un insetto una delle creature assassine e a guardare fisso negli occhi il protagonista Komon, microscopico al suo cospetto. Col progredire della storia però vengono fuori tutti i limiti, si nota con dispiacere quello che questa serie vorrebbe, ma poi non riesce ad essere. Una trama che doveva essere oscura e paurosa, finisce per essere una specie di ombra che vagheggia nell’infantilismo generale in cui è stata costretta a piombare la serie.

La tradizione di Ultraman e degli eroi tokusatsu vuole che i bambini giapponesi fossero comunemente esposti a tematiche più adulte, come la morte di personaggi, la presenza di mostri realmente crudeli e l’eventuale violenza degli scontri fisici con tanto di sangue. Questo perché una serie di fantascienza era rivolta a tutta la famiglia, comprensiva quindi di adulti. La presenza di mostri e battaglie era già per i creatori un elemento sufficiente per mitigare gli aspetti più forti delle serie. Purtroppo per questa fastidiosa e curiosa anomalia per cui l’occidente finisce per infettare l’occidente, in tempi moderni questo non è più possibile nelle serie. Gli organismi censori giapponesi si sono resi infatti molto più attenti a questi dettagli e le stesse case prima di incappare nel caso si sono premunite verso eventuali polemiche rivolte alle scorie adulte che potevano interessare i loro prodotti. In questa maniera Nexus che seguiva l’innocuo e ilare Cosmos è finito imbottigliato in una serie di situazioni represse.  Tutta la storia rivolge attorno a Komon, ex pompiere con tanto di trauma sul lavoro, che viene ingaggiato da un dipartimento segreto per il controllo di nemici invasori. La squadra viene costantemente salvata dal misterioso gigante Nexus che sembra avere uno strano legame con il protagonista. In realtà il gigante è al suo interno un umano prescelto (Deunamist) da una sorta di divinità della luce per poter contrastare delle creature delle tenebre. Poco, ma realmente troppo poco, è stato fatto in sceneggiatura per chiarire tutti questi dettagli nell’arco delle puntate.

Non è dato sapere se questo è dovuto al taglio improvviso della serie ridotta da 50 preventivati episodi a soli miseri 37 finali, ma è ben lecito pensarlo. Diverse sotto trame che riguardano tutti i protagonisti sono tagliate via con l’accetta. I cattivi principali che sono una sorta di versione oscura dello stesso Ultraman pur avendo mille potenzialità sono sprecati in maniera tremenda. A metà serie poi avviene l’avvicendamento tra eroi, scompare il primo Ultraman e ne compare un altro in fretta e furia lasciando ben poche tracce del precedente. A sua volta quest’ultimo sarà sostituito dal terzo e definitivo eroe. Entra persino in scena un gruppuscolo di bambini mutanti facenti parte di un progetto segreto del governo che non aggiunge nulla fattivamente alla storia se non un senso di confusione e poca chiarezza generale. La bella trovata che essere Ultraman consumi la vita dell’umano che si fa carico della sua missione diventa praticamente la scusa per una girandola insulsa di personaggi a cui non fai in tempo ad affezionarti umanamente, poiché non sono sviluppati abbastanza accuratamente a parte il primo del lotto. I personaggi della super squadra tra cui la notevole Nagi, interpretata dalla bravissima Yasue Sato meritatamente richiamata ad un bel ruolo da Keita Amemiya per il suo Garo, sono buttati nel mezzo di questo turbinio senza il dovuto risalto. Compaiono e scompaiono come non contassero nulla e alla fine rimane nel cuore solo il cattivo finale (Dark Mephisto) che aveva un legame particolare, frutto di amore e tradimento, con la stessa Nagi.

Certamente tutto questo sa di una grande occasione sprecata. Ulteriore prova è che durante la seconda ritrasmissione in fascia notturna della serie, Nexus beneficiò di un inaspettato nuovo interesse e ancora oggi molti appassionati si pronunciano in favore della stessa serie quando interpellati circa le migliori produzioni. Questo però non cambia la realtà, che è quella di un prodotto malriuscito, ma lascia chiari indizi sulla voglia di situazioni adulte di un pubblico cresciuto a pane e tokusatsu.

Scelte coraggiose come quella di avere mostri che durano un arco esagerato di puntate che vanno dalle quattro alle cinque non si dimostrano per esempio vincenti. Il design delle stesse creature è spesse volte pessimo e il digitale usato, tenendo conto che la serie è del 2004, è ancora acerbo e non degno dello sfoggio visto in serie successive o altre produzioni dello stesso genere. Sarebbe addirittura impietoso soffermarsi sul patetico mostro finale che raccoglie i pezzi di tutte le altre creature viste durante la serie. Di tutto ciò si salva giusto il professionismo di tutto lo staff della Tsuburaya: registi, sceneggiatori e coreografi. Tutti grandi realizzatori impegnati a portare in cantiere un’opera stroncata da volontà e fattori esterni. Rimangono alcuni piccoli frammenti di quello che era il canovaccio principale, fatto di morti, tradimenti e abbandoni. E visivamente rimane quella bella immagine dell’Ultraman crocifisso nel finale, immagine non nuova nella serie, ma che comunque fa la sua solita impressione. Certe simbologie forti evidentemente superano i confini geografici ed esondano in tutte le culture e definiscono ancora più quell’entità astratta che è il bene universale, rappresentato dalla luce che dà il potere agli umani per diventare ultra uomini.

Il film Ultraman: The Next sebbene uscito durante il corso della serie si colloca cronologicamente prima degli eventi del telefilm. Alcuni degli attori e dei relativi personaggi del film faranno infatti nuovamente la loro comparsa in alcune puntate. Per i già illustrati motivi di taglia e cuci delle trame, risultano ancora oscuri tutti i legami tra i vari eroi del film, della serie e quel Noa che ricomparirà nel finale, nonché le loro motivazioni e parte del loro carattere. Tra i registi della serie risulta anche quel Kazuya Konaka, fratello meno celebre, ma alquanto bravo, del famoso scrittoresceneggiatore Chiaki.

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