Uncle’s Paradise

Voto dell'autore: 3/5
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Uncle's ParadiseInnocente pink eiga questo di Imaoka Shinji che sarebbe quasi obsoleto se non fosse per una vaga aria truffeaudiana nella gestione dei personaggi, assolutamente casuali, ci si può mettere palmi di mani e piedi sul fuoco. Il regista fa parte di questa generazione di autori di pink particolarmente intenzionati a confrontare le relazioni interpersonali o generazionali, siano esse sentimentali o meramente umane, una maniera di evolvere il genere che ha senso solo se non forzata.

Lo zio del titolo, di cui osserviamo il dubbio paradiso, è un incallito erotomane che non riesce a provare pace per la sua sessualità e immagina amplessi incredibilmente ispirati mentre il suo giovane nipote, che probabilmente non sa cosa si perde, ignora le dolci ninfette che lo circondano vogliose di sesso, per mettersi alla caccia di un calamaro gigante, una fine metafora messa lì per suscitare qualche risata.

Essenzialmente una commedia, il film si produce in tiepide scene soft finchè, esaurita la carica satirica degli sketch del nonno e quella (molto poco) erotica delle scene di sesso, decide di virare sul grottesco regalando il meglio che la pellicola possa dare allo spettatore. Causa un morso di vipera lo zio stramazza al suolo e finisce in uno dei più pittoreschi inferni che mitologia umana abbia mai raccontato. Probabilmente Shinjii ha fatto di necessità-virtù, riducendo l’inferno ad uno squallido motel a ore e Satana a un portiere troppo annoiato per preoccuparsi delle anime dei dannati. Qui il vecchio e il poco sveglio nipote subiscono una sanguinolenta scena di dominio che unisce l’erotismo ad un immaginario splatter abbastanza disturbante. Nulla di geniale, alla fine dei conti la pellicola è decisamente trascurabile e denota un certo declino nel genere che si poggia ormai ai maestri del genere nemmeno con risultati particolarmente esaltanti (pensiamo a Zeze Takahisa, ad esempio).

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