Uninhibited

Voto dell'autore: 2/5
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UninhibitedPremessa. Quando si parla di opere prime, come è il caso di questo Uninhibited del ventitreenne taiwanese Leste Chen, ci si dovrebbe armare di pazienza, buona volontà e senso della moderazione critica. Ed è già tanto se si può comprendere qualcosa.

Leste Chen ha firmato qualche videoclip e un corto (Distance) che anticipa le tematiche di questo film: giovani della sua età (in quel di Taipei la chiamano “strawberry generation”) alle prese con identità sessuali dubbie, tentativi di suicidio, autodistruzione, bisogni d’amore e rapporti difficili. Siamo dalle parti, confrontare, di Larry Clark (Kids) e Gregg Araki, l’ormai classica “doom generation” che a ogni nuovo lungomentraggio tenta di scioccare gli spettatori con le sue “disinibizioni” (brutto davvero il titolo). Chen conosce bene i suoi coetanei, va bene, ma perché ritornare sempre sui soliti discorsi e sempre allo stesso modo? Tra luci sbilenche, fotografia buia che cela più che mostrare, musica techno assordante e sparate isolate del tipo “l’infanzia finisce quando ti rendi conto dell’esistenza della morte”, lo spettatore lascia ogni speranza e si abbandona sulla sua poltroncina a sonnecchiare. Leste Chen ha talento, e si vede, ma Uninhibited è un pasticcio un po’ più che mediocre, che si lascia presto dimenticare. Lo aspettiamo al suo secondo film.

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