Usagi Drop

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Usagi DropUsagi Drop è una storia di successo che ha seguito la trafila ormai usuale per i prodotti di intrattenimento giapponesi. Prima di tutto viene il tenero manga di Unita Yumi consacratosi presso il grande pubblico con la successiva riduzione in anime per il ciclo Noitamina. Questo appuntamento del giovedì  nasce nel 2005 dalla volontà di Fuji TV di puntare su prodotti di animazione più maturi da trasmettere a tarda notte. Si parte con Honey & Clover (25 episodi), ma da lì a poco il ricambio tra le varie serie diventa  più sostenuto. Mediamente assestate sui 12 episodi, curate da grandi studi e scritte soprattutto in maniera sopraffina si può a ragione dire che i migliori prodotti di animazione degli ultimi anni ne hanno fatto parte. Dentro vi hanno trovato posto grandi creazioni libere e sperimentali come Mononoke, Toshokan Sensō, Moyashimon, Shiki, ma anche più commerciali come Thermae Romae o Tokyo Magnitude 8.0, che spesso sono diventate dorama (Moyashimon, Nodame Cantabile), ma anche film stessi (Thermae Romae).

Ed è il caso anche di Usagi Drop che approda sul grande schermo dopo la riduzione animata con alla regia Hiroyuki Tanaka, meglio noto come SABU, regista di film che hanno lasciato il segno negli ultimi decenni di cinema giapponese come Postman Blues, Monday e Blessing Bell. Film fatti soprattutto dalle grandi sceneggiature ad incastro alle quali si legava magnificamente il tocco lieve del regista. Dotato di un immaginario sopraffino e di una delicatezza unica, sembrava quindi gioco facile quello di adattare questa storia lieve e tenera di un ragazzo padre. Eppure non tutto sembra funzionare e il fatto di dovere in qualche modo adattare la propria scrittura ai binari imposti dal manga porta ad un danno irreversibile.

Certamente la storia è dolcissima. Il giovane Daikichi torna a casa dalla grande città per il funerale del nonno e scopre di una figlia illegittima del defunto. Nessuno dei parenti sembra intenzionato a prendersene cura e per questo decide di portarla con sé e di prenderne la custodia con tutte le difficoltà del caso che si hanno nel divenire ragazzo padre. Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con i Josei manga sa bene dove vanno a parare questo tipo di spunti, con la crescita e i dissidi di tutti i personaggi che si risolvono quasi sempre con una leggerezza invidiabile, che solo certi autori sanno mantenere. Poi vi è il classico ruolo assunto da uno dei personaggi, in questo caso la piccola Rin, di curare tutti i conflitti delle persone che incontrano. SABU questo lo sa benissimo da sceneggiatore navigato, poiché imbastisce la storia con tutti i trucchi del mestiere, sebbene decida di discostarsi in parte dal manga e dall’anime come è giusto che sia quando si va sul grande schermo. Il problema è che il buon Matsuyama Kenichi, ormai abbonato a ruoli in film che vengono fuori da fumetti come Nana, Death Note, Detroit Metal City, Gantz non funziona affatto nella sua carineria. Forse la sua presenza è davvero troppo plasmata e modellata dall’alter ego cartaceo, così come le altre presenze di Karina, Gou Ayano, Kiritani Mirei sembrano uscire dal plastificato mondo dei dorama. Ecco, forse ci sarebbe voluto un bagno di realtà nel reparto attoriale. A venire fuori è infatti soltanto la splendida interpretazione della piccola Ashida Mana nel ruolo di Rin che sovrasta con facilità tutti gli altri.  Come l’anno precedente Kumada Sea in Scabbard Samurai riesce certamente a far breccia nel cuore dello spettatore, ma nel caso di quest’ultima Matsumoto Hitoshi ebbe successo nel bilanciare gli equilibri tra gli interpreti in regia. Probabilmente SABU, nonostante la sua storia, dovrebbe studiare un po’ dal suo collega meno navigato in regia e che figura, guarda caso, tra i produttori.

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