Vampire Buster

Voto dell'autore: 3/5
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Non è questo uno dei migliori parti di una delle meno studiate ma al contempo interessanti case di produzione di Hong Kong, la In-Gear Film Production Co. Di Alan Tang. In questi casi e in questo filone di solito i film sono nettamente divisi in pionieri, medi e pessimi e questo film si adagia placidamente nel bel mezzo, figlio diretto e evidente sia della saga di successo di Mr.Vampire che dei “vecchi” horror pionieristici di Sammo Hung. Ma, nonostante uno dei titoli alternativi del film sia Ninja Vampire Busters, il film non contiene né i ninja, né i vampiri (evento simile in modo preoccupante ad un altro film, Ninja VS Bruce Lee);

Stavolta è in campo un demone del volto deforme e goffamente minaccioso, liberatosi da un vaso sigillato e dotato del potere di trasmigrare da un corpo all’altro, possedendone il proprietario. E’ tutto l’armamentario di difesa, le regole e le dinamiche classiche del filone a ricondurre ai film precedentemente citati; commedia becera, un pizzico di violenza gore e tante coreografie (in questo caso abbastanza anonime) senza arti marziali, ma utilizzate per gli scontri più o meno magici contro la creatura. C’è una vaga vena polemica e politica pre-landover a inizio film in cui viene rivelata l’origine del vaso; custodito da un monaco (Kent Cheng) viene disperso dai comunisti mainlander e approda ad Hong Kong nelle mani di uno sciatto capitalista (Stanley Fung). Il resto del film è rappresentato da un continuo salto del demone da un corpo all’altro e relativi omicidi e la caccia allo stesso da parte del monaco aiutato da un gruppetto di classici vigliacchi alla cantonese (Jacky Cheung, Nat Chan, Leung Wan Yui).

Il film funziona ma è totalmente meccanico in ogni sviluppo. Se uno spettatore che già conosce il filone può guardare Vampire Buster come un consapevole approfondimento al genere, uno casuale non può che dividersi in due fazioni; o l’illuminazione totale relativa alla follia, vitalità e potenza espressiva del film o un totale rigetto allergico. Tra gli attori primeggia come al solito Kent Cheng che funziona anche in ruoli così miseri, mentre lascia un po’ basiti l’interpretazione di Stanley Fung nel ruolo fin troppo serio del demone anche se dopo un attimo di perplessità si accetta questa piacevole novità; il resto degli attori è fuffa. Coreografie anonime nonostante i nomi posti in calce alle stesse, regia di routine, scrive –e se ne ha il sospetto durante il film- Wong Jing.

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