Vampire Clay

Voto dell'autore: 4/5
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Il regista Sôichi Umezawa nasce come effettista. Ma fino ad ora difficilmente era riuscito a farsi notare, almeno in occidente; la sua poetica e la sua impronta autoriale non avevano configurato ancora una figura ricorrente e riconoscibile e specie nei film che “ronzavano” attorno all’estetica Sushi Typhoon (Ninja contro Alieni, Death Trance…) la sua mano poteva essere confusa con quella del più noto collega Yoshihiro Nishimura (che produce questo film).

Ma intanto firmava gli effetti di progetti sempre più rilevanti, dalla serie tv di Youkai ningen Bemu a Cut di Amir Naderi. Fino al 2014 quando si fa notare internazionalmente grazie alla sua partecipazione all’omnibus ABCs of Death 2 con lo stupendo episodio Y is for Youth.

Il successivo cortometraggio Thorn è la chiave che gli apre le porte della produzione di un lungometraggio, Vampire Clay.

E come da titolo si parla di “creta vampira”, ovvero una creta di oscura provenienza (che evitiamo di rivelare) che nutrendosi di sangue assume forme, regole e ipotesi di design totalmente inedite ed esaltanti, che danno al regista la possibilità di lasciarsi andare alle sue visioni più sregolate.

Seppur al suo esordio nel lungo, Umezawa mostra polso e talento messi al servizio di una storia originale e totalmente delirante. Il budget, immaginiamo ridotto, non limita il film nelle sue scelte espressive nobilizzate da un montaggio (dello stesso regista) particolarmente sapiente e riuscito specie nei momenti in cui l’effetto speciale, quasi esclusivamente tradizionale, prende il sopravvento.

L’unico limite, se di limite si può parlare, è che anche a fronte di un carattere e di un’impronta fortemente personale il film si attesta sempre sui livelli di un forsennato parco giochi puramente e consapevolmente di genere senza mai muoversi verso una volontaria valenza autoriale (e in questo caso ci verrebbero in mente casi misconosciuti ma entusiasmanti come Marronnier o Toy Reanimator).

Non necessariamente un difetto, d’altronde; Vampire Clay si rivela opera ingegnosa e originalissima, con un finale spietato, visivamente vorticosa ed esaltante che prende gli stilemi dell’horror per farli deflagrare in un cupo affresco surrealista di flaccide carni contorte e viscide.

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